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SCUOLA/ Sugli scatti anche Renzi sta con gli assistenzialisti?

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Eppure, non ha più tanto senso invocare la "stabilità" come bene supremo, se poi questi sono i risultati. Nel senso che non ha più senso scaricare sui più deboli, in termini di forza corporativa, le proprie contraddizioni.

Ci vorrebbe la politica vera, quella che si assume anche la responsabilità di rompere i muri di gomma, l'autodifesa delle corporazioni, le barriere ideologiche.

Pensiamo qui, per citare solo un caso eclatante, all'anzianità di servizio come unico criterio per le graduatorie dei docenti: possibile che nemmeno l'innovatore Renzi, che si ritrova una moglie insegnante in casa, non abbia mai speso una parola su una regola che tutti sanno essere un ferro vecchio assistenzialista? Tutti sanno tutto, all'interno delle scuole anzitutto, ma nessuno parla. L'omertà assoluta.

Ciò che penso abbia più fatto scalpore, in questo caso, è stata l'arroganza politico-burocratica. 

Sapendo che tutto questo avviene mentre il ministro Carrozza sta chiedendo a tutta la scuola un concreto coinvolgimento, per rendere la formazione cuore pulsante del nostro Paese. Intenzione lodevole, ma nella realtà è solo un sondaggio dal sapore populista. Basterebbe che girasse per le scuole, e la realtà si imporrebbe da sola. Cioè la scuola reale, non le visite-vetrina. Perché la scuola reale non è quella racchiusa nelle statistiche ministeriali, figlia di un sapere che mai ha toccato con mano la vita concreta perché non è mai entrato nelle classi, mai discusso in collegio dei docenti, non si è mai confrontato con le esigenze dei giovani d'oggi e delle famiglie.

Il ministro Carrozza vuole superare l'autoreferenza dei dirigenti ministeriali? Anzitutto, potrebbe rompere la cortina di ferro normativa, la stessa che consente ai burocrati di difendersi e riprodursi a vicenda nei posti chiave (nella scuola la cultura amministrativa è necessaria ma non sufficiente!). In seconda battuta, dovrebbe servirsi di una rete di gruppi di consultazione provenienti dalla vita reale, sparsi in tutto il Paese. Lasciando fuori il Miur e gli Usr. Solo presidi e docenti.

Allora capirebbe che, se la politica ha ancora un senso come capacità di determinazione dei destini di un Paese, il sentiero ce l'avrebbe già segnato, più volte richiamato in questi 20 anni di vuoto politico. Occorre riconoscere il valore di tanti operatori della scuola, cioè l'autonomia didattica, organizzativa e finanziaria, politiche del personale (formazione, reclutamento, differenziazione di carriere e stipendi), valutazione esterna severa e rigorosa dei risultati. 

Noi, mondo della scuola, sapremmo cosa e come risparmiare, e spendere meglio le poche risorse a disposizione, senza umiliare nessuno, ma riconoscendo a ciascuno il proprio valore e la propria responsabilità.

Che cosa manca, dunque, alla nostra Italia? La solita − si fa per dire − etica della responsabilità.



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COMMENTI
11/01/2014 - Dalla padella Miur alla brace scuola-azienda? (Vincenzo Pascuzzi)

Ieri la macchina della disinformazione ha funzionato egregiamente con le dichiarazioni irreali dell’on. Ilaria Capua (SC). Veniamo a G.Z. Da parte mia, nessuna intenzione offensiva né di insultare. Ci si confronta sulle opinioni espresse, non sulle persone. Il riferimento ai presidi è generico, dubitativo (forse) e parziale (alcuni). La ricompensa può essere legittima. Il “buon” nei miei confronti lo incasso tranquillamente. Anche ai prof capita di lavorare per 12 e più ore, alle quali magari vanno aggiunti consistenti tempi di spostamento casa-scuola. Forse G.Z. poteva ripartire gli scrutini delle sue scuole in 3 giorni: 33 ognuno. Ho riletto l’articolo e ho individuato quattro parti o fasi: 1ª) critica a governo e ministri; 2ª) giustificazione, perdono e sostanziale assoluzione degli stessi e dito puntato sui “grigi burocrati”; 3ª) chiamata in causa della “corporazione” dei docenti (!) affezionati all’anzianità di servizio che sarebbe invece “un ferro vecchio assistenzialista” come “tutti sanno”?! Ciò non mi risulta, ma chi sarebbero questi tutti? 4ª) richiesta di “autonomia didattica, organizzativa e finanziaria” per le scuole sciolte dal Miur e affidate a “solo presidi e docenti”. Sicuramente, o presumibilmente, con i presidi-manager, o imprenditori, e possibili scivolate verso i presidi-padroni (senza dover investire un euro) o dittatorelli, che selezionano, assumono, giudicano, promuovono o puniscono i loro dipendenti. A questa prospettiva sono contrario.

 
10/01/2014 - La macchina della disinformazione organizzata (Vincenzo Pascuzzi)

Oltre alla nota macchina del fango, esiste una macchina della disinformazione organizzata che lavora giorno e notte! Ministri, governi, politici sono invasi dallo sgomento di fronte ai problemi e alle situazioni che LORO stessi hanno causato, cercano allora di colpevolizzare le loro vittime e alcuni "bravi" presidi si accodano e rinforzano questo comportamento, sperando forse di ottenerne qualche ricompensa o qualche utilità o qualche alibi. Così mi è venuto da pensare leggendo le sprezzanti, sbrigative e gratuite affermazioni del preside Gianni Zen in ordine all’anzianità di servizio che sarebbe “un ferro vecchio assistenzialista”!

RISPOSTA:

Ho letto ieri a tarda sera la nota critica, in parte anche offensiva ("qualche ricompensa..."), di Pascuzzi al mio pezzo. Dopo dodici ore di lavoro, e al 41° scrutinio dei 99 in programma, nei due Licei di cui sono responsabile (2.500 studenti per 200 docenti) faccio sempre più fatica a seguire chi difende oggi l'indifendibile. Pascuzzi cita il mio richiamo alla anzianità di sevizio come unico criterio per le graduatorie. Tutti sanno, a scuola, che è un ferro vecchio. Ma si ha paura di dirlo a gran voce, per non provocare inutili polemiche. Tutti sanno, a scuola, chi sono i docenti in gamba, e quelli meno in gamba. Ma c'è una sorta di omertà, che domina, su questo e altri temi. Perchè avere paura della verità? Lo vedo quando i miei docenti mi chiedono, per i loro figli, alcuni docenti, rispetto ad altri. Si ha cioè paura della realtà. Penso, per citare un altro tema-tabù, al modo dominante di intendere il ruolo del collegio dei docenti, per una parte delle sue decisioni (come per la quota di autonomia o per l'ipotesi di liceo quadriennale) in conflitto di interessi. Rimanendo al tema sollevato da Pascuzzi: l'anzianità è importante, è ovvio, ma non può essere l'unico criterio. Tutti lo sappiamo. Ma un muro di gomma pretende che nemmeno lo si possa discutere. Così si preferisce insultare, come fa il buon Pascuzzi. Brutto segno. O meglio, segno evidente del fallimento di quel "senso critico" che noi tutti dovremmo far trasparire dal nostro compito educativo e culturale. "Senso critico" significa far nostro il senso classico dell'intelligenza: più che discutere, conta il lasciarsi discutere. Per un dialogo vero, cioè per la ricerca non-ideologica di un logo condiviso. Se la scuola non fa questo, se un docente o un preside non testimoniano questo, a che pro? GZ