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SCUOLA/ Sugli scatti anche Renzi sta con gli assistenzialisti?

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Se due ministri arrivano a scontrarsi sul mondo della scuola vuol dire che le cose si sono fatte serie.

Meglio tardi che mai, potremmo concludere.

Anche questo è un episodio che dice tutta la "stranezza", chiamiamola così, del nostro Paese. 

Invece di cogliere e di condividere il cuore pulsante del proprio futuro, cioè il mondo della formazione, si pensa solo a quadrare i conti. Ha un bel dire il premier Letta, durante l'ultima fiducia al suo governo, dell'importanza di una scuola di qualità, quando poi, al dunque, la stessa scuola viene trattata come l'ultima ruota del carro. Eppure le paginate di sua moglie sul Corriere della Sera avrebbero dovuto portarlo ad una diversa attenzione. E invece. 

Da mesi, da anni, come ha sottolineato ieri su queste pagine Giovanni Cominelli, quasi ogni giorno appaiono notizie su sprechi e quant'altro, ma alla fine a pagare sono sempre e solo i soliti noti. Quelli che cioè non fanno solitamente la voce grossa, che tirano avanti la carretta della responsabilità quotidiana, che ogni giorno pensano al bene delle giovani generazioni. Le giovani generazioni, appunto, e non solo le prossime elezioni, per riprendere una nota battuta di un grande statista.

Che lo scontro tra ministri possa significare che finalmente la politica si è ripresa dal dominio degli apparati ministeriali?

Non sapendo, infatti, fare più il proprio dovere, la politica ha, col tempo, finito per delegare ai grigi burocrati la parte del leone nella tragi-commedia italiana. Cosa hanno fatto, per il caso in questione, questi grigi burocrati? Hanno pensato bene di prendersela, per pochi euro, con il mondo della scuola, con un personale che da anni ha gli stipendi bloccati, che ha subito tagli drastici negli investimenti e nelle strutture, con classi sempre più numerose (nella mia scuola ci sono 14 classi con più di 30 studenti), eccetera.

E così il governo ha fatto l'ennesima brutta figura. Si era pensato, in un primo momento, di  penalizzare i docenti per 130 euro. Senza dimenticare il rischio taglio anche per i presidi per altrettanti soldini, ma al mese. Di fronte alla generale sollevazione, il fatidico annunciato passo indietro. Si era scherzato! Ma è solo una delle tante contraddizioni.

Penso qui ai presidi che hanno vinto un concorso ordinario, penalizzati nello stipendio (sui 300 euro netti al mese) rispetto ai vincitori di un concorso riservato. Una follia! E nessuno fa niente, nessun sindacato che gridi allo scandalo! Silenzio tombale al Miur.

Sono segnali che dicono che siamo alla frutta, potremmo aggiungere. Lo scontro tra Miur e Mef potrebbe rappresentare il punto di non ritorno, cioè di risveglio? Non lo credo, perché a dominare è la parola d'ordine: "stabilità". 



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COMMENTI
11/01/2014 - Dalla padella Miur alla brace scuola-azienda? (Vincenzo Pascuzzi)

Ieri la macchina della disinformazione ha funzionato egregiamente con le dichiarazioni irreali dell’on. Ilaria Capua (SC). Veniamo a G.Z. Da parte mia, nessuna intenzione offensiva né di insultare. Ci si confronta sulle opinioni espresse, non sulle persone. Il riferimento ai presidi è generico, dubitativo (forse) e parziale (alcuni). La ricompensa può essere legittima. Il “buon” nei miei confronti lo incasso tranquillamente. Anche ai prof capita di lavorare per 12 e più ore, alle quali magari vanno aggiunti consistenti tempi di spostamento casa-scuola. Forse G.Z. poteva ripartire gli scrutini delle sue scuole in 3 giorni: 33 ognuno. Ho riletto l’articolo e ho individuato quattro parti o fasi: 1ª) critica a governo e ministri; 2ª) giustificazione, perdono e sostanziale assoluzione degli stessi e dito puntato sui “grigi burocrati”; 3ª) chiamata in causa della “corporazione” dei docenti (!) affezionati all’anzianità di servizio che sarebbe invece “un ferro vecchio assistenzialista” come “tutti sanno”?! Ciò non mi risulta, ma chi sarebbero questi tutti? 4ª) richiesta di “autonomia didattica, organizzativa e finanziaria” per le scuole sciolte dal Miur e affidate a “solo presidi e docenti”. Sicuramente, o presumibilmente, con i presidi-manager, o imprenditori, e possibili scivolate verso i presidi-padroni (senza dover investire un euro) o dittatorelli, che selezionano, assumono, giudicano, promuovono o puniscono i loro dipendenti. A questa prospettiva sono contrario.

 
10/01/2014 - La macchina della disinformazione organizzata (Vincenzo Pascuzzi)

Oltre alla nota macchina del fango, esiste una macchina della disinformazione organizzata che lavora giorno e notte! Ministri, governi, politici sono invasi dallo sgomento di fronte ai problemi e alle situazioni che LORO stessi hanno causato, cercano allora di colpevolizzare le loro vittime e alcuni "bravi" presidi si accodano e rinforzano questo comportamento, sperando forse di ottenerne qualche ricompensa o qualche utilità o qualche alibi. Così mi è venuto da pensare leggendo le sprezzanti, sbrigative e gratuite affermazioni del preside Gianni Zen in ordine all’anzianità di servizio che sarebbe “un ferro vecchio assistenzialista”!

RISPOSTA:

Ho letto ieri a tarda sera la nota critica, in parte anche offensiva ("qualche ricompensa..."), di Pascuzzi al mio pezzo. Dopo dodici ore di lavoro, e al 41° scrutinio dei 99 in programma, nei due Licei di cui sono responsabile (2.500 studenti per 200 docenti) faccio sempre più fatica a seguire chi difende oggi l'indifendibile. Pascuzzi cita il mio richiamo alla anzianità di sevizio come unico criterio per le graduatorie. Tutti sanno, a scuola, che è un ferro vecchio. Ma si ha paura di dirlo a gran voce, per non provocare inutili polemiche. Tutti sanno, a scuola, chi sono i docenti in gamba, e quelli meno in gamba. Ma c'è una sorta di omertà, che domina, su questo e altri temi. Perchè avere paura della verità? Lo vedo quando i miei docenti mi chiedono, per i loro figli, alcuni docenti, rispetto ad altri. Si ha cioè paura della realtà. Penso, per citare un altro tema-tabù, al modo dominante di intendere il ruolo del collegio dei docenti, per una parte delle sue decisioni (come per la quota di autonomia o per l'ipotesi di liceo quadriennale) in conflitto di interessi. Rimanendo al tema sollevato da Pascuzzi: l'anzianità è importante, è ovvio, ma non può essere l'unico criterio. Tutti lo sappiamo. Ma un muro di gomma pretende che nemmeno lo si possa discutere. Così si preferisce insultare, come fa il buon Pascuzzi. Brutto segno. O meglio, segno evidente del fallimento di quel "senso critico" che noi tutti dovremmo far trasparire dal nostro compito educativo e culturale. "Senso critico" significa far nostro il senso classico dell'intelligenza: più che discutere, conta il lasciarsi discutere. Per un dialogo vero, cioè per la ricerca non-ideologica di un logo condiviso. Se la scuola non fa questo, se un docente o un preside non testimoniano questo, a che pro? GZ