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SCUOLA/ Jonas, come salvare i giovani dall'utopia del mondo perfetto

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Una scena del film "The Giver"  Una scena del film "The Giver"

Jonas lentamente torna a vedere i colori, ad apprezzare le differenze che, per quella società, costituiscono il motivo delle tensioni che potrebbero portare alla catastrofe e che dunque sono state eliminate. Il donatore gli rivela che con l'iniezione del mattino gli anziani tengono sotto controllo le emozioni e gli istinti e con uno stratagemma Jonas non si sottopone più a questo rito: guarda la sua amica Fiona, che adesso si occupa dei bambini, con occhi diversi, tenta di spiegarle che cosa gli sta succedendo, la bacia. E' l'amore, le dice. Intanto nella sua casa il piccolo neonato Gabriel non fa progressi e il papà di Jonas, che è un puericultore, si vede costretto a congedarlo. Sarà il donatore a mostrare a Jonas che cosa si nasconde dietro questa pratica così asetticamente definita: i vecchi e i bambini che non rientrano negli standard vengono semplicemente uccisi e anche suo padre e forse anche Fiona in futuro provvedono a questo. Il donatore dice a Jonas che naturalmente loro non sanno quello che fanno, ma Jonas adesso lo sa, non ha più tempo per pensare se è più giusto lasciare le cose come stanno o intervenire per cambiarle, non c'è tempo per chiedersi se è meglio la libertà, anche quella di fare il male, rispetto all'ordine apparentemente giusto in cui è cresciuto: non c'è tempo perché deve salvare Gabriel a cui lui adesso vuole bene. 

D'accordo con il donatore e con l'aiuto di Fiona e Asher, Jonas fugge con il bambino inseguito dalle truppe che gli anziani gli hanno messo alle calcagna, riesce a raggiungere e superare il confine della memoria: con Gabriel troverà quella casa nella neve che aveva conosciuto grazie al donatore; nella sua città, grazie a lui e all'aiuto del donatore, gli uomini e le donne torneranno forse uomini e donne capaci di scegliere e di sbagliare, di ridere e piangere, di dire di sì e dire di no. Ci sono una serie di altri importanti passaggi in questo film che andrebbero meglio analizzati, ma mi sono già preso molto spazio per la sua narrazione e mi piace invece cercare di dire che cosa può fare di questo film — e del libro — una grandissima esperienza da consigliare non solo ai più giovani.

Potrebbe infatti sembrare apparentemente anacronistica una storia come questa: se il suo tentativo, come in genere succede per i romanzi di fantascienza, è quello di insegnarci qualcosa che valga oggi, sembra muoversi in luoghi inopportuni, verrebbe da pensare. Che cosa ha da spartire la nostra società con quella rarefatta e ordinata del libro? Noi viviamo appunto, e invece, in una società in cui tutto è permesso: che cosa abbiamo da spartire con questa storia? Peraltro il mondo di Jonas non è una dittatura opprimente, l'ordine non viene mantenuto con la violenza, non ci sono dissidenti imprigionati, al punto che verrebbe da chiedersi perché qualcuno dovrebbe ribellarsi a questa soffice e ovattata società dell'uguaglianza e della precisione. Contro cosa o per che cosa combatte Jonas, davvero? Contro cosa o per che cosa dovremmo combattere noi, davvero? 



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