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SCUOLA/ Tfa, caos in arrivo: ecco chi ha sbagliato

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L'Anfis ha attivato nel mese di settembre, attraverso la propria rete di contatti, una prima raccolta informale di dati sulle procedure, riscontrando una preoccupante disomogeneità delle risposte. Ha così formulato una prima istanza al ministero con la quale si chiede un pronunciamento formale sul rispetto delle procedure e sulle cause dei ritardi. 

In assenza di risposte e in conseguenza di questa ultima ingarbugliata vicenda, è stata inviata nei giorni scorsi al Miur e agli Usr una seconda richiesta di informazioni sui "pareri" espressi dai Coreco.

Si profila uno scenario caotico e indefinito nel quale al ministero è richiesto di intervenire tempestivamente con gli opportuni controlli per offrire le necessarie garanzie di rispetto delle disposizioni. Che il Cineca dichiari di aver ricevuto nella Banca dati Rad (la banca dati nazionale dove i singoli atenei immettono i dati sulle disponibilità di posti per i loro corsi) valori incoerenti con i contingenti fissati con il DM, e che per questo debba chiedere chiarimenti al ministero, è indice che questi controlli non sono stati fatti, finora, in modo efficace. 

È mancata e manca, in sostanza, quella chiarezza che deriva dalla conoscenza approfondita dei processi, dalla trasparenza delle procedure e dalla tempestività degli atti necessari. Non la chiedono solo i poveri candidati, confusi e disorientati: la chiedono, e la imporranno presto, le prossime scadenze organizzative, presso i singoli atenei, che diversamente rischiano di impantanarsi nel caos dei numeri e dei rimpalli delle responsabilità. 

Se, infatti, una università, per errore o… per calcolo, avesse immesso nella Banca dati Rad una disponibilità di 1000 posti a fronte di un limite regionale di 500, quali conseguenze avrebbe sulle procedure la mancata verifica, e correzione, di questo dato? Tutti e 500 i candidati potranno optare per il sostenimento delle prove di accesso in quella università? Chi decide quanti posti sono attribuibili all'uno piuttosto che all'altro ateneo? Non doveva forse essere il Coreco, con il suo "parere favorevole" a farlo? O è invece il ministero? Quanti candidati idonei ma "fuori quota" saranno reindirizzati ad altri atenei? E in base a quali criteri, giacché quella università si è dichiarata disponibile a formarli tutti? E infine quali garanzie sul rispetto dei protocolli di conduzione dei tirocini e dei laboratori didattici sono da richiedere, e da verificare, alle università che per definizione lavorano essenzialmente online?  

In mancanza delle opportune risposte e dei relativi correttivi non vorremmo dover assistere al collasso del sistema, per ricorsi a raffica che sarebbero certamente, come ha scritto uno dei candidati disorientati, e tuttavia piuttosto lucido nella sintesi, "tutta manna per gli avvocati" e, aggiungiamo noi, un disastro per la formazione iniziale degli insegnanti. 

Si intervenga opportunamente, quindi, e lo si faccia presto, su un sistema che si presenta assai più complesso di quanto l'Amministrazione, nel momento della attribuzione delle priorità d'intervento e delle risorse, ha probabilmente ritenuto. 



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