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SCUOLA/ Perché la riforma Renzi-Giannini non scalda gli animi?

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (Infophoto)  Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (Infophoto)

Certo, c'è il premio ai due terzi migliori dei docenti ogni tre anni. Tuttavia questo è uno dei punti contestati dai sindacati e — si badi — non perché contrari al merito, ma perché visto come un trucco per bloccare gli scatti stipendiali per tre anni. 

Così come non pare così degno di nota l'aumento di ore di musica, sport e arte a scuola; non è visto come rivoluzionario insegnare a programmare, e forse non è ormai nemmeno sufficiente fare più ore di alternanza scuola-lavoro. Per finire, sono in pochi che credono che si riusciranno a mobilitare risorse economiche private per la scuola con semplici incentivi fiscali.

Forse il limite di comunicazione di questa operazione è proprio voler far passare "la buona scuola" come un elenco di interventi pronti da attuare, mentre è evidente a tutti che così non è e se fosse così sarebbe ben poco: molte delle proposte sono generiche, non c'è un testo normativo, non c'è stata nemmeno un'approvazione in Consiglio dei ministri.

Allora meglio sarebbe stato presentare il testo come una base di discussione aperta, ampia, per lo sviluppo di una riflessione su quello che vuole essere la scuola italiana tra dieci o vent'anni. 

Perché il documento ha spunti interessanti, ma ancora troppo vaghi per poter prendere una posizione netta favorevole o contraria: si parla di riforma degli organi collegiali, ma in che direzione? Si introduce una selezione del personale da parte delle scuole, ma l'assunzione resta per concorso. Si riprende il tema della carriera e dello stato giuridico degli insegnanti, ma dopo aver accennato al "docente mentor", ci si focalizza solo sugli "scatti di competenza".

E' auspicabile che allora il dibattito sia un po' più ampio di quello tracciato dai binari del questionario ufficiale, che si occupa più di questioni di dettaglio ed è sempre "a valle" delle scelte già prese dal Governo.

Si utilizzi il documento del governo per mettere a tema le questioni enormi dello sviluppo dell'autonomia scolastica, delle competenze dei docenti, delle modalità della loro assunzione, del rapporto tra scuola e lavoro, della formazione post diploma professionalizzante, del ruolo di regioni, province (pardon, "enti di area vasta") e comuni. Si alzi lo sguardo oltre i nostri confini e si prendano sul serio gli indicatori di confronto con gli altri Paesi Ocse, dal rapporto studenti/docenti al numero di giovani dispersi fino a quelli con un titolo di laurea. 

Si riparta dal basso, con dibattiti ed un coinvolgimento vero e non edulcorato, allora si ritroverà un'altrettanta reale risposta da parte degli italiani. 



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COMMENTI
17/10/2014 - Caro Elio hai ragione ma... (Franco Labella)

Caro Elio, condivido in pieno la tua analisi ma aggiungerei che la "buona scuola" non scalda gli animi perchè l'impianto è lontano dalla realtà. Del resto continuano ad occuparsi di scuola soggetti che non la vivono e non la conoscono. Ma scusate, trovereste normale che un sindaco si occupasse della progettazione architettonica? Trovereste normale che un dirigente d'azienda si occupasse di scuola? Trovereste normale che un elettricista si occupasse dell'impianto idraulico? O che un militare gestisse un seminario? In Italia accade questo ed altro.. Per cui caro Elio, contento di rileggerti e goditi la pensione...tu che puoi. Franco

 
14/10/2014 - La scuola come anticipatrice del futuro (Elio Fragassi)

Come docente in pensione, che ha vissuto le innumerevoli riforme e controriforme che hanno investito la scuola, considero che si sia creato uno stato di disaffezione e uno scollamento totale dal quotidiano per cui penso che la scuola non debba essere riformata ma rifondata in qualità, in proprietà, nei valori, negli scopi, nei compiti e negli obiettivi poiché, dovendo formare le nuove generazioni, ha come compito fondamentale quello di anticipare il futuro, come minimo di vivere l’attualità.

 
14/10/2014 - La riforma è una sòla e manca l’entusiasmo (Vincenzo Pascuzzi)

“Nonostante si mettano sul piatto parecchie risorse e si prometta di assumere tutti i precari, nemmeno i sindacati sono contenti. Già pochi giorni dopo la pubblicazione, un sondaggio riportava lapidario: solo il 25% degli italiani trova convincente la proposta di Renzi sulla scuola.” Le risorse NON ci sono e anzi verranno ancora tagliate, le promesse sono aleatorie e poco credibili, alcune sono minacce. Perciò la riforma è una sòla e manca l’entusiasmo, non la partecipazione. Il dibattito c’è, è vivace, ma è in rete. Alcuni titoli: “La Buona Scuola: un governo sordo che non vuole ascoltare”, “La buona scuola si fa bandendo le chiacchiere”, “Proteste e scioperi contro la proposta della buona scuola: giusti o sbagliati?”, “Education Confindustria: servono scienza e cultura umanistica”, “La “buona scuola” e i cattivi maestri”. Il fascicolo “la buona scuola” è stato compilato, in tutta fretta nei mesi di luglio e agosto, da un team di 9 persone digiune di conoscenze dirette sulla scuola: “Nessuno di loro è mai entrato in un’aula scolastica dopo esserci stato da studente”, Renzi ha voluto scavalcare docenti, ata, genitori, studenti, sindacati, ha travolto anche Giannini che voleva fare PRIMA la “grande consultazione popolare” nei mesi di settembre, ottobre e novembre, e POI una sintesi e proposta ministeriale. Ora lo stesso Renzi piagnucola: "vi prego, vi prego, vi prego" e manda allo sbaraglio la stessa Giannini a propagandare la riforma nelle scuole!

 
14/10/2014 - l'intangibilità della struttura organizzativa (enrico maranzana)

"Si utilizzi il documento per mettere a fuoco le questioni enormi" che avrebbero dovuto essere organicamente collocate in quadro unitario di riferimento. E' stupefacente che l'attenzione generale sia rivolta ai singoli aspetti della gestione scolastica, destrutturati: il documento governativo e i commenti non si curano del fatto che un problema complesso, come quello educativo, è da affrontare con le ordinarie metodologie di sviluppo [Top-down]. La mancanza di un sicuro riferimento non ha consentito la rilevazione di due svarioni: a pag. 71 de "La buona scuola" il “principio di distinzione” tra potere di indirizzo e potere di gestione è banalizzato, essendo stato appiattito sull’insegnamento, anello finale del processo formazione- educazione-istruzione [art.2 legge 53/2003]. Si tratta del rigetto della dottrina dell'organizzazione scientifica, proprio come avvenne nel 1974. Il secondo errore riguarda i germi di conflittualità tra organismi scolatici: il collegio dei docenti sarà titolare “esclusivo della programmazione didattica”, tipico e protetto ambito della professionalità del singolo docente.