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SCUOLA/ Perché la riforma Renzi-Giannini non scalda gli animi?

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (Infophoto)  Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (Infophoto)

Le riforme scolastiche — o i tentativi di riforma — a scavalco degli anni duemila avevano suscitato enormi dibattiti, fiumi di inchiostro, manifestazioni oceaniche, forti passioni e dialettica serrata.

I temi erano sentiti. Spesso il dibattito era viziato dall'ideologia, ma sembrava che "ne andasse" dei giovani e del futuro del Paese. Si pensi alla riforma Moratti e al "diritto dovere di istruzione e formazione", alla riforma dei licei e degli istituti tecnici e professionali di Mariastella Gelmini, o alla legge Aprea sulla riforma degli organi collegiali e dell'autonomia scolastica, ma anche al tentativo del ministro Berlinguer di introdurre la valutazione per gli insegnanti, naufragato drammaticamente.

Oggi si vive una situazione paradossale: Renzi e Giannini cercano disperatamente di far parlare della loro ultima riforma, ma il rapporto La buona scuola non scalda gli animi. Non c'è una vera opposizione, ma nemmeno un gran seguito. Nonostante dopo anni si mettano sul piatto parecchie risorse e si prometta di assumere tutti i precari, nemmeno i sindacati sono contenti.

Già pochi giorni dopo la pubblicazione, un sondaggio riportava lapidario: solo il 25 per cento degli italiani trova convincente la proposta di Renzi sulla scuola.

La consultazione pubblica è iniziata da un mese e terminerà il 15 novembre. Siamo a metà strada e al Miur, con tutta evidenza, non sono soddisfatti della partecipazione: poco più di 30mila sarebbero i "questionari" compilati sul sito dedicato. Non molti per la verità, pensando alla platea degli interessati: un milione di persone che lavorano nella scuola e otto milioni di studenti e relative famiglie.

Lo stesso Renzi, nella sua newsletter del 5 ottobre implorava — "vi prego, vi prego, vi prego" — di compilare il questionario; vi sono uffici scolastici periferici che inviano richieste accorate alle scuole, altri che addirittura trasmettono moduli cartacei chiedendo una restituzione a studenti, genitori e dirigenti scolastici.

Sono iniziati in questi giorni e continueranno fino a metà novembre ben 142 incontri e dibattiti in diverse città italiane, con la mobilitazione di tutto il ministero dell'Istruzione; chissà se e quanto saranno partecipati.

E' legittimo chiedersi a cosa è dovuta questa scarsa partecipazione.

Si dia uno sguardo al rapporto: si tratta di 136 pagine che, nonostante la grande cura grafica e di impaginazione, restano parecchie da leggere. Quanti saranno i docenti che le avranno lette tutte? Per non parlare dei genitori. Forse qualche studente...

Certo, a ben guardare, a pagina 129 ci sono 12 punti che dovrebbero riassumere il volume, ma proprio qui si nota una certa debolezza. Certo, le parole chiave ci sono, i principi di rinnovamento pure (merito, trasparenza, valutazione, la scuola più vicina al lavoro), ma oltre all'assunzione di 150mila precari nel 2015 — qui sono i precari stessi che non ci credono — e l'annunciata  fine delle supplenze, le altre proposte paiono poco tangibili.



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COMMENTI
17/10/2014 - Caro Elio hai ragione ma... (Franco Labella)

Caro Elio, condivido in pieno la tua analisi ma aggiungerei che la "buona scuola" non scalda gli animi perchè l'impianto è lontano dalla realtà. Del resto continuano ad occuparsi di scuola soggetti che non la vivono e non la conoscono. Ma scusate, trovereste normale che un sindaco si occupasse della progettazione architettonica? Trovereste normale che un dirigente d'azienda si occupasse di scuola? Trovereste normale che un elettricista si occupasse dell'impianto idraulico? O che un militare gestisse un seminario? In Italia accade questo ed altro.. Per cui caro Elio, contento di rileggerti e goditi la pensione...tu che puoi. Franco

 
14/10/2014 - La scuola come anticipatrice del futuro (Elio Fragassi)

Come docente in pensione, che ha vissuto le innumerevoli riforme e controriforme che hanno investito la scuola, considero che si sia creato uno stato di disaffezione e uno scollamento totale dal quotidiano per cui penso che la scuola non debba essere riformata ma rifondata in qualità, in proprietà, nei valori, negli scopi, nei compiti e negli obiettivi poiché, dovendo formare le nuove generazioni, ha come compito fondamentale quello di anticipare il futuro, come minimo di vivere l’attualità.

 
14/10/2014 - La riforma è una sòla e manca l’entusiasmo (Vincenzo Pascuzzi)

“Nonostante si mettano sul piatto parecchie risorse e si prometta di assumere tutti i precari, nemmeno i sindacati sono contenti. Già pochi giorni dopo la pubblicazione, un sondaggio riportava lapidario: solo il 25% degli italiani trova convincente la proposta di Renzi sulla scuola.” Le risorse NON ci sono e anzi verranno ancora tagliate, le promesse sono aleatorie e poco credibili, alcune sono minacce. Perciò la riforma è una sòla e manca l’entusiasmo, non la partecipazione. Il dibattito c’è, è vivace, ma è in rete. Alcuni titoli: “La Buona Scuola: un governo sordo che non vuole ascoltare”, “La buona scuola si fa bandendo le chiacchiere”, “Proteste e scioperi contro la proposta della buona scuola: giusti o sbagliati?”, “Education Confindustria: servono scienza e cultura umanistica”, “La “buona scuola” e i cattivi maestri”. Il fascicolo “la buona scuola” è stato compilato, in tutta fretta nei mesi di luglio e agosto, da un team di 9 persone digiune di conoscenze dirette sulla scuola: “Nessuno di loro è mai entrato in un’aula scolastica dopo esserci stato da studente”, Renzi ha voluto scavalcare docenti, ata, genitori, studenti, sindacati, ha travolto anche Giannini che voleva fare PRIMA la “grande consultazione popolare” nei mesi di settembre, ottobre e novembre, e POI una sintesi e proposta ministeriale. Ora lo stesso Renzi piagnucola: "vi prego, vi prego, vi prego" e manda allo sbaraglio la stessa Giannini a propagandare la riforma nelle scuole!

 
14/10/2014 - l'intangibilità della struttura organizzativa (enrico maranzana)

"Si utilizzi il documento per mettere a fuoco le questioni enormi" che avrebbero dovuto essere organicamente collocate in quadro unitario di riferimento. E' stupefacente che l'attenzione generale sia rivolta ai singoli aspetti della gestione scolastica, destrutturati: il documento governativo e i commenti non si curano del fatto che un problema complesso, come quello educativo, è da affrontare con le ordinarie metodologie di sviluppo [Top-down]. La mancanza di un sicuro riferimento non ha consentito la rilevazione di due svarioni: a pag. 71 de "La buona scuola" il “principio di distinzione” tra potere di indirizzo e potere di gestione è banalizzato, essendo stato appiattito sull’insegnamento, anello finale del processo formazione- educazione-istruzione [art.2 legge 53/2003]. Si tratta del rigetto della dottrina dell'organizzazione scientifica, proprio come avvenne nel 1974. Il secondo errore riguarda i germi di conflittualità tra organismi scolatici: il collegio dei docenti sarà titolare “esclusivo della programmazione didattica”, tipico e protetto ambito della professionalità del singolo docente.