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SCUOLA/ La "buona scuola"? Più che di riforme, ha bisogno di uomini liberi

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Da tutte le parti, o quasi, si nota come un rincorrere l'emergenza senza che ci si chieda per quale ragione educativa è bene introdurre in un determinato corso o lezione, una certa attività piuttosto che un'altra. Anche l'emergenza può diventare uno status. E la scuola è l'ambiente che di più corre il rischio di rendere stabile l'urgenza. 

Vivere nella scuola la libertà piena, cioè indirizzata a uno scopo, è certamente una sfida che implica tutta le persona che decide di assumere un tale compito. Implica che liberamente si trasmetta ad un altro, attraverso ciò che si insegna, il dono della libertà che si è ricevuto. Solo uomini liberi, cioè ricchi di una esperienza di senso che li appassiona a tutto, possono trasmettere la coscienza di uno scopo ai più giovani, aiutandoli a fare passi graduali nel cammino di introduzione alle molteplici sfumature del reale. 

Per tornare alla "buona scuola" (documento del governo), bisogna riconoscere che è certamente apprezzabile avere messo la scuola al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica. Occorre però anche chiedersi "perché" si vorrebbe una scuola che funzioni meglio. Che cosa ci si dovrebbe realizzare in una scuola più aperta, più ricca di strumenti e didatticamente più moderna, se non l'incontro più libero e consapevole tra esseri umani che trasmettono delle conoscenze e delle competenze attraverso il loro stesso essere, il loro entusiasmo per un particolare che è connesso al significato di tutto il reale?

Chi si recherà alla Convention di Diesse lo farà anche per riprendere questo profondo senso dell'essere liberi nella scuola perché coinvolti direttamente in una esperienza di libertà rispetto alla materie di insegnamento, ai colleghi, alle strutture, alle circostanze.

Una giornata, quella del 18 ottobre, che rappresenta un appuntamento sicuramente rilevante per chi sarà presente e per la scuola nel suo complesso. 

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Consulta il programma su http://convegni.diesse.org 



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