BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Se sparissero tutti gli studenti della Campania...

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Non è mai stata fatta una ricerca sistematica che analizzi il rapporto costi/benefici, tenendo presenti almeno gli esiti cognitivi (anche se gli studiosi si indirizzano sempre più a ritenere fondamentali anche gli esiti non cognitivi, cioè la socializzazione ai valori, il senso civico, la capacità di collaborare…) paragonando scuole pubbliche statali e non statali.

Occupandomi da molti anni di questi temi, mi sono formata la convinzione che la variabile determinante non è tanto la divisione pubblico/privato, quanto il margine di autonomia di cui le scuole dispongono, ad esempio nella scelta dei docenti e dei dirigenti. Mi chiedo allora se non sia giunto il momento di tentare una sperimentazione di piena autonomia in un paio di zone del paese, magari incominciando dalle scuole secondarie di secondo grado, selezionando scuole che insistono sullo stesso territorio e consentendo loro di agire con quella autonomia didattica, organizzativa e finanziaria che la legge prevedeva e che è stata progressivamente sterilizzata. Le scuole statali dovrebbero disporre di una cifra analoga a quella che lo stato spende per gli studenti ad esse iscritti, e le scuole paritarie dovrebbero ricevere un qualche tipo di finanziamento che consentisse un più largo accesso anche ad un'utenza non tradizionale: il confronto potrebbe quindi avvenire alla pari, e porterebbe non tanto a riconoscere la supremazia dell'una o dell'altra, quanto la possibilità effettiva di uscire dal centralismo. 

Infatti tutte le scuole coinvolte nel progetto sarebbero scelte dalle famiglie, libere di optare per le une o per le altre senza eccessive penalizzazioni economiche, e confrontandole tra di loro e con il resto del sistema si potrebbe capire se i risultati che ottengono sono, nelle une e nelle altre, significativamente diversi da quelli ottenuti nelle "normali" scuole statali. In altri paesi, nelle scuole di scelta (tenute sotto controllo le caratteristiche socioeconomiche), si riscontra un sistematico anche se lieve migliore rendimento che non nelle scuole subite, anche se i dati non sono incontrovertibili. Anche solo a parità di risultati, un modello di sistema pubblico realmente integrato garantirebbe la libertà di scelta prevista dalla nostra Costituzione, a costi inferiori per la comunità. Se poi i risultati effettivamente fossero migliori, la tutela di un diritto si dimostrerebbe anche vantaggiosa per la spesa pubblica. 

Certamente i dettagli sono tutti da mettere a punto, ma condivido in pieno quanto scrive Forman, un giurista di Yale, a conclusione del suo ampio testo sulle scuole charter, affermando che servirebbero più studi sul tema della scelta e del mercato educativo, ma soprattutto che deve cambiare il tono del dibattito: "Nella discussione si è fatto ricorso più alla retorica che all'evidenza… in alcune circostanze, le riforme basate sulla deregulation e su una maggiore presenza del mercato sembrano promuovere la partecipazione dei gruppi svantaggiati, mentre in altri casi l'equità sembra favorita da una regolamentazione statale. Così forse vale la pena di abbassare un po' la voce nello scontro urlato tra stato e mercato nell'educazione". 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
20/10/2014 - Prof.ssa Ribolzi, cambi esempio... (Franco Labella)

Posso amichevolmente consigliare alla prof.ssa Ribolzi di cambiare se non il titolo (che è del titolista) almeno l'incipit del suo articolo?Perché citare la Campania in un articolo sulla bontà della scuola paritaria è come parlare di corda in casa dell'impiccato. Infatti se vuole raccogliere dati sulla paritaria in Campania la professoressa Ribolzi dovrebbe rivolgersi più alle Procure della Repubblica che interessare l'USR. O magari bastano gli archivi di nera dei quotidiani anche di annate piuttosto recenti che si sono dovuti occupare di "turismo" scolastico ben organizzato.