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SCUOLA/ Formazione prof.le, tutti i buoni motivi per "preferire" l'Invalsi

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La proposta presentata prevede modalità diverse per la IeFP in ambedue i casi. Nel caso dei processi, probabilmente si tratta di un'ipotesi ragionevole: i paradigmi sperimentati dall'Invalsi in questo campo per le scuole non sono ancora del tutto consolidati e, d'altra parte, le Regioni hanno lavorato da tempo su questo tema, hanno modelli importanti ed un utilizzo diffuso della Certificazione di Qualità.

Lascia perplessi invece l'idea di affidare la valutazione degli esiti di apprendimento a "prove esperte", nelle quali ricomprendere e sciogliere anche quelle che vengono comunemente chiamate le competenze di base e/o trasversali. 

Le esperienze già fatte in questo senso indicano che esse di necessità non possono che richiedere un livello mediocre di competenze, con le ovvie ricadute su quel che si insegna, che come si sa è potentemente influenzato da ciò che si richiede. E' vero che fino a certi livelli la matematica per essere assimilata (non si dice amata …) deve essere collegata al suo utilizzo, ma ricondurre il suo insegnamento al solo ambito concreto di risoluzione di un singolo problema operativo ne appanna fortemente l'identità formativa. Anche per quanto riguarda le capacità espressive non è semplice andare con questa impostazione al di là di richieste di "relazioni" di vario tipo, che peraltro riservano spesso delle sorprese. Paradossalmente infatti, in contraddizione con le loro intenzioni e le loro richieste più "basse", le prove cosiddette di competenza si rivelano spesso molto più selettive, più "difficili" di prove più strutturate, in quanto richiedono maggiore autonomia e creatività. Sempre paradossalmente, si tratta di oggetti valutativi che si presentano con un contenuto semplice ma un involucro esigente, poco scartabile anche probabilmente dai nostri liceali, come dimostrano i loro esiti non brillanti alle prove Pisa di più alto livello che hanno proprio queste caratteristiche. E questo anche per la banale ragione che la nostra scuola li abitua poco a questi esercizi.

Non si dimentichi peraltro che la IeFP forma non solo il lavoratore, ma anche il cittadino; del resto quando si va nel concreto, vista la diversificazione delle diverse professionalità, la cosa più agevole è trovare sulle competenze del cittadino un terreno comune, per evitare di utilizzare prove molto diversificate e di difficile equivalenza.

Si può capire la preoccupazione di chi da tempo seriamente opera in questo settore di essere valutati negativamente per il fatto che gli studenti IeFP costantemente si collocano agli ultimi posti nelle valutazioni standardizzate esterne Pisa e, da quel che si capisce dai dati poco solidi fin qui a disposizione a causa della partecipazione volontaria, nel Snv Invalsi. In buona compagnia peraltro con quelli degli istituti professionali cui si stanno avvicinando, anche per l'ovvia ragione che le due utenze si stanno travasando. 



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