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SCUOLA/ La Botteghe della libertà, così "rinasce" la didattica

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"Vivere nella scuola: una sfida alla libertà", è il tema della Convention Scuola 2014 che si è svolta a Bologna il 18 ottobre e che ha avuto come punto di forza le Botteghe dell'insegnare, l'esperienza nata all'interno di Diesse e che ha come metodo quello di creare delle prospettive nuove al lavoro scolastico. 

Sono le Botteghe dell'insegnare la novità di questa Convention, e sono una possibilità per tutta la scuola perché hanno aperto una strada mai percorsa prima dentro la didattica. Al posto di corsi di aggiornamento che hanno affastellato metodologie su metodologie, spesso astratte e in incidenti, le botteghe dell'insegnare hanno portato una novità che ha dell'impossibile: che degli insegnanti si mettano insieme e inizino un percorso in cui imparano gli uni dagli altri, fino a chiamare dei docenti universitari da cui imparare in un confronto serrato sulle domande che nascono dall'impatto con lo studio, dalla analisi della realtà. 

Sono stati Silvano Petrosino e Costantino Esposito ad introdurre i lavori della Convention Scuola e lo hanno fatto rispondendo alle domande sorte dal lavoro delle Botteghe di questi mesi, sorprendendo i circa mille insegnanti radunati a Bologna, perché il fascino di questo lavoro è che più che a dare spiegazioni e risposte, rende più acute e intense le domande. Questo è stato il cuore della relazione del prof. Esposito, la sua insistenza a far cogliere agli insegnanti che la natura stessa dell'insegnamento è intercettare la domanda e il percorso che inizia dall'impatto del sapere con la realtà, e che mantiene tesi sia l'insegnante sia gli studenti a capire che cosa c'entri questo impeto con il destino, come da sapere diventi conoscenza, cioè rapporto con la propria umanità. 

Si sono svolte nel pomeriggio le botteghe (arte, filosofia, storia, letteratura italiana, religione, Clil, latino…) e pur da diversi punti di vista la questione seria della libertà è emersa in modo quanto mai evidente, e non come questione innanzitutto politica o di convivenza, ma prima ancora come questione antropologica-culturale. Lo ha sottolineato a più riprese il prof. Giovanni Catapano (Università di Padova) nella Bottega di filosofia dove, entrando nel merito della ricerca di Agostino e di come lui abbia identificato libero arbitrio e grazia, è venuta alla luce la questione seria della libertà, che si diventa liberi perché la verità — come ha scritto Papa Francesco a Scalfari — è una relazione. Sta qui la novità non solo di una concezione filosofica che rimane unica nella storia occidentale, ma di una modalità stessa dell'insegnare, che il problema non è né spiegare delle definizioni né di ripeterle, ma di mettersi in relazione con la verità stessa che deborda dalla realtà e di cui si può fare esperienza.   



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