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SCUOLA/ Esame di stato, bene la proposta Giannini. Ma a due condizioni...

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Stiamo ai fatti. La percentuale dei promossi alla maturità a anni si attesta ormai a valori vicini al 100 per cento di promossi: il semplice buon senso suggerirebbe che è anacronistico difendere la dignità di un modello privo di vera efficacia certificativa. Oggi la serietà di una preparazione di uno studente non si tara più su un ultimo atto, per quanto rispettabile, come l'esame di maturità. Se anche di risparmio si deve trattare allora si abbia il coraggio di una abolizione del modello attuale di esame finale del II ciclo (e, perché no, anche di quello del I ciclo di istruzione).

Li mandiamo fuori senza nemmeno un pezzo di carta?
Diamoglielo, ma sia almeno un pezzo di carta che conta qualcosa: si introduca, come negli altri paesi europei, una procedura efficace di attestazione finale di competenze, questa sì eventualmente affidata a soggetti terzi certificatori.

Che fare nell'immediato, a fronte della proposta in discussione di nominare una commissione di membri interni? 
Vale la pena oggi, per realismo, accogliere la proposta del governo Renzi di introdurre la commissione interna di maturità, ma solo per quest'anno e a condizione che già nella stessa legge di stabilità sia scritto che questo modello viene introdotto in via provvisoria per ragioni di risparmio della spesa pubblica. Ci dovrebbe poi essere un impegno formale del Governo a presentare entro alcuni mesi una norma per l'abolizione del valore legale del titolo di studio, la fine di questo tipo di esame di stato per il II ciclo e l'introduzione di moderne modalità di certificazioni finali che valorizzino tutto il percorso e le esperienze realizzate nell'ultimo anno dello studente.

Lei parla di realismo, ma le sembra realistico proporre l'abolizione del valore legale del titolo?
Nel nostro Paese, a differenza di altri, il titolo di studio è un vero e proprio certificato pubblico, con il potere di produrre effetti giuridici, rilasciato "in nome della legge" dall'autorità scolastica in nome di una potestà pubblica. Oggi però il dato eclatante è che il valore legale del titolo di studio conseguito con l'esame di stato non corrisponde al valore reale, cioè alla certificazione di conoscenze, competenze e abilità effettivamente possedute. Questo non facilita i giovani che devono spesso affrontare poi percorsi di riqualificazione per essere assunti o per proseguire gli studi universitari. 

Quindi?
Uno stato moderno dovrebbe, invece, solamente preoccuparsi di verificare le capacità di chi intende dedicarsi ad una professione, quali che siano le modalità attraverso le quali si sono acquisite tali capacità, restituendo il ruolo di protagonista al soggetto in formazione. Il programma riformatore che il governo Renzi afferma di voler attuare in ambito della formazione dei giovani troverebbe proprio in questa innovazione un elemento di qualità e di modernità.

Secondo lei quali effetti pratici produrrebbe tale abolizione?
L'abolizione del valore legale appare condizione, certo non sufficiente ma necessaria, per una reale qualità degli studi e per una valutazione e una certificazione legate a valori più obiettivi.



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COMMENTI
22/10/2014 - ... (martino bellani)

L'esame di stato non funziona perchè diploma quasi tutti, dice l'autore. Quindi, invece che renderlo rigoroso, lo aboliamo. Logica ineccepibile, perbacco.

 
22/10/2014 - Niente da aggiungere! (Sergio Palazzi)

Non ho niente da aggiungere all'intervento di Delfino, salvo che lo sottoscrivo in pieno.

 
21/10/2014 - La buona scuola con le .... suole bucate. (Vincenzo Pascuzzi)

Ricordo un aneddoto. Il grande Albertone Sordi in una intervista in tv raccontò l’episodio di un produttore cinematografico che voleva insistentemente offrirgli un contratto come protagonista in un suo film, a condizioni economiche molto vantaggiose. Persona gentilissima, molto elegante, con modi garbati e squisiti, eppure non riusciva a convincere del tutto Sordi, che per qualche sensazione istintiva diffidava ed esitava ad accettare. Alla fine Sordi rifiutò esplicitamente: era successo che il produttore accavallando le gambe aveva mostrato alla vista le suole delle scarpe bucate! Successivamente l’attore seppe che il produttore era fallito. Ecco, l’esame di maturità riformato, in tutta fretta e all’indietro, per risparmiare 140 o 180 mila euro sta alla c.d. “buona scuola” proprio come le suole bucate del produttore stavano al contratto offerto a Sordi!

 
21/10/2014 - Giustizia distributiva (Giuliana Zanello)

Concordo con Labella. Asteniamoci almeno da ipocrisie. Però attenzione: non si torna nemmeno a quello che efficacemente Labella definisce "antico recente", perché quello non farebbe risparmiare molto. Stavolta, infatti, i commissari interni non verrebbero retribuiti da interni, non verrebbero retribuiti e basta. Cioè verrebbe abbassata la retribuzione complessiva di una buona fetta di docenti. Saranno felici i colleghi ad inizio carriera che hanno ricevuto i famosi 80 euro, o parte di essi, e che se li vedono togliere di nuovo, in parte o in tutto. E' anche chiaro chi, nella visione di chi governa, deve pagare l'immissione in ruolo dei precari. Giustizia distributiva! Comunque, tanto per sprecare due parole sul merito della questione, è ben curioso che, mentre si demonizza qualsiasi aspetto selettivo della scuola, si rimproveri l'esame di non bocciare abbastanza! Tanto più un esame preceduto da un giudizio di ammissione, ammissione che da qualche anno è impossibile in presenza di insufficienze! Per finire, e solo perché la speranza non muore mai, neppure davanti alle più palmari attestazioni di sordità, l'esame finale con giudizio esterno (magari diverso da ora, ma un po' meglio definito che nell'affresco futuribile dell'articolo) serve, eccome, perché attiva gli allievi - e chiunque abbia esperienza nel campo lo può attestare - e perché fornisce un appiglio, l'ultimo, a quelli tra gli insegnanti che non si rassegnano a un declino inarrestabile dei livelli culturali.

 
21/10/2014 - Per lo meno c'è chiarezza... (Franco Labella)

Finalmente capita di leggere, con chiarezza, che la proposta di ritornare all'antico recente ha la esclusiva e nobile motivazione dei tagli. Per lo meno non si mena il can per l'aia con contorsioni dialettiche del tipo "valutazione esterna e commissione tutta interna". Ma a proposito: questo non era il Governo della inversione di tendenza sulle risorse al mondo della scuola? Perché non bisogna essere economisti per capire la differenza tra investire e tagliare. Forse, però, il "nuovo" si misura più con l'efficacia comunicativa che non con l'arida brutalità delle cifre. Perché quelle, al momento, non sono cambiate per nulla. Quanto poi alle condizioni dettate da Delfino: non vorrei che ci fosse, involontariamente, della comicità nella proposta del "provvisoriamente" per un anno. Non so di che classe anagrafica sia il preside Delfino ma immagino ricordi gli esami di maturità (allora si chiamavano proprio così) sperimentali per decenni... Ed eravamo esattamente in Italia.... Vorrei anche sommessamente ricordare che l'abolizione dell'esame di Stato necessita della revisione costituzionale. Ma siccome la cultura giuridica degli italiani e da cinque anni degli studenti italiani, grazie a Gelmini e successori che hanno eliminato lo studio del Diritto, non è a livello di conoscenze di base, suggerisco la lettura dell'art. 138 della Costituzione. Magari capiremo i tempi eventualmente necessari...