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SCUOLA/ Chi può salvarla dai nemici del desiderio?

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Dal film "La Strada" tratto dal libro omonimo di Cormac McCarthy (Immagine d'archivio)  Dal film "La Strada" tratto dal libro omonimo di Cormac McCarthy (Immagine d'archivio)

La scuola degli anni cinquanta era la scuola di Edipo: l'insegnante era l'incarnazione della tradizione, questo bastava perché venisse rispettato; in più essa viveva sull'alleanza tra insegnanti e genitori. Questa scuola genera al suo interno il mostro che la divora: è il tempo della contestazione, del '68 e del '77, tempo verso il quale Recalcati mostra talvolta troppa indulgenza. E' la scuola in cui si lotta contro la Legge e prevale il desiderio: ma il desiderio senza legge, dice lo psicanalista, diventa puro caos, frammento. 

Così dopo la sbornia contestatrice, la scuola diventa quella di Narciso: in essa domina la tragedia del perdersi nella propria immagine, di un mondo ridotto a immagine dell'io. Dalla liberazione collettiva del desiderio si passa a quello dell'affermazione cinica di se stessi. Una scuola in cui l'alleanza non è più tra genitori e insegnanti, ma tra figli e genitori che si sentono chiamati ad abbattere gli ostacoli che mettono alla prova i loro figli. Narciso abolisce il limite, non tollera il fallimento, nemmeno la critica. 

Ci sono pagine, in questo piccolo preziosissimo libro, che sono un vera fenomenologia dell'accadere della scuola oggi. Gli insegnanti sono soli contro padri tatuati, contro ricorsi per voti considerati ingiusti o provvedimenti disciplinari da archeologia; il libro è polverizzato, si enfatizza la tecnologia informatica alla ricerca di un illusorio sapere illimitato e disponibile senza fatica. E' la wikipedizzazione della scuola, è la fine della parola che stabilisce una relazione stretta tra il dire e le sue conseguenze. Ma proprio mentre esalta l'io, la scuola-Narciso tende a schiacciare il sapere  sulla ripetizione, sulla riduzione dei programmi, sul dominio delle prove oggettive e delle griglie. La scuola oggi, per Recalcati, vive un altro grande complesso relazionale, quello di Telemaco: sono venuti meno gli adulti, non c'è più il conflitto, domina la confusione dei ruoli, figli e genitori sono una melassa indistinta. Da qui il compito della scuola-Telemaco: restituire valore all'adulto, all'insegnante e alla sua funzione come figura centrale nel processo di "umanizzazione della vita... La scuola-Telemaco si realizza nell'incontro con una parola che sa testimoniare non soltanto di sapere il sapere, ma anche che il sapere si può amare, si può trasformare in un corpo erotico". Insomma, la vera scuola è quella che sa riaccendere il desiderio in un mondo in cui il desiderio e il sogno sono morti; è la capacità da parte di un adulto di appassionare i giovani mobilitando il desiderio di sapere. 

Sono bellissime le pagine in cui Recalcati ricostruisce il gesto di Socrate, paradigma del maestro che non riempie di conoscenza il vuoto dell'allievo, ma lo trasforma, lo mette in movimento verso la verità del proprio desiderio. Così il vero allievo è colui che tradisce il maestro, trovando la sua soggettiva via al sapere. Educare coincide allora con l'"apertura stessa della vita, possibilità di fare esperienza della vita come apertura illimitata". 



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COMMENTI
23/10/2014 - La “scuola burocratizzata” vs didattica e docenti (Vincenzo Pascuzzi)

Apprezzo e condivido. "che ci sia un io, poi, in grado di essere maestro come vuole lo psicanalista milanese; che ci sia un io, ancora, che sia capace di leggere lo stile e il valore di chi si trova davanti". Questa è l’interazione didattica base o binomio docente-discente/i, è il nucleo della scuola e dell’apprendimento. Lo stesso binomio indicato da Malala Yousafzai bambina: «One child, one teacher, one book, one pen...» e «I don’t mind if I have to sit on the floor at school». La stessa situazione praticata da Lorenzo Milani, anche all’aperto (on the floor). E così all’inizio deve essere nata la scuola: un maestro e uno o pochi allievi. Non c’erano preside né bidelli. Non c’era calendario scolastico né registro con voti e pagelle. La valutazione doveva essere bonaria, regolatrice degli apprendimenti e della didattica, di cui costituiva quasi ombra o traccia. Con l’affermarsi e il crescere delle attività didattiche, sono venuti i locali dedicati e l’organizzazione che pian piano si è trasformata in buro-gerarchia e ha preso il sopravvento sulla didattica e sui docenti. Infatti i presidi, che non insegnano più, sono dirigenti mentre non lo è nessun docente. La "scuola burocratizzata" ha limitato lo "spazio di libertà" perché ha BISOGNO VITALE di potere, di carte e di valutazione numerica purchessia e a livelli industriali. Infatti la c.d. "buona scuola" nutre la burocrazia e la arma di valutazione (e ciò implica maggiore burocrazia).