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SCUOLA/ Chi può salvarla dai nemici del desiderio?

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Dal film "La Strada" tratto dal libro omonimo di Cormac McCarthy (Immagine d'archivio)  Dal film "La Strada" tratto dal libro omonimo di Cormac McCarthy (Immagine d'archivio)

Ma com'è possibile tenere acceso il motore del desiderio in un'epoca in cui si parla della trasmissione delle competenze, del raggiungimento del successo formativo, in un'epoca in cui la scuola è aziendalizzata e, se va bene, gli insegnanti sono chiamati ad una progressiva burocratizzazione del loro ruolo? Come fa una scuola in cui la didattica è al servizio della ripetizione a custodire lo spazio per la sorpresa, l'emozione, la bellezza del sapere? E' l'insegnante di cui parlavamo all'inizio che rende possibile questo, è l'ora di lezione che muove al desiderio del viaggio. La presenza dell'insegnante assume la forma di uno stile: è questo stile che ci raggiunge, che ci muove. 

Qualcuno potrebbe pensare che tanta fatica di pensiero non sia in grado di dare una sola indicazione pratica per la scuola del presente e del futuro, se tutto si limita ad un evento quasi miracoloso che non si può programmare o prevedere. Probabilmente però questa conclusione è la conferma della tesi di Recalcati: la scuola burocratizzata, la scuola che non è in grado di far crescere la capacità critica, ma si limita alla riproduzione del sapere tecnico, non può produrre pensiero e visione e non è in grado di vedere in questa lunga e appassionata narrazione chiare indicazioni di lavoro. Che invece ci sono e vanno ben più in profondità dei titoli ad effetto della buona scuola renziana, forse al di là della stessa intenzione di Recalcati, e si possono condensare in una parola che non risuona in quelle pagine governative: si tratta della parola libertà. 

Della libertà vera, non di un'autonomia falsa e monca, ma della possibilità che un incontro tra un io e un altro io si realizzi fino in fondo e sul serio. Perché credo che abbia davvero ragione Recalcati: è solo attraverso un incontro che un uomo può essere riaperto alla vita. Ma occorre che ci sia una scuola che sia in grado di garantire lo spazio di libertà necessario perché ciò accada; che ci sia un io, poi, in grado di essere maestro come vuole lo psicanalista milanese; che ci sia un io, ancora, che sia capace di leggere lo stile e il valore di chi si trova davanti. Ma se ogni mattina un insegnante passa la prima mezz'ora in classe a guardare il video del pc per compilare un registro elettronico, quell'io non lo vede neanche. Se un insegnante viene valutato, così si dice, per il merito e il merito è costituito da tutto ciò che non si fa in classe — corsi d'aggiornamento, conferenze telematiche, ecc. — sarà difficile che qualcuno pensi  ancora alla scuola come all'ora di lezione. Il libro di Recalcati qualche cosa di concreto, insomma, lo dice, eccome. E bisognerebbe stare ad ascoltarlo. Ma probabilmente non fa molto tendenza criticare la scuola delle tre i, e sostenere ancora una scuola in cui si parla del valore centrale del maestro. 



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COMMENTI
23/10/2014 - La “scuola burocratizzata” vs didattica e docenti (Vincenzo Pascuzzi)

Apprezzo e condivido. "che ci sia un io, poi, in grado di essere maestro come vuole lo psicanalista milanese; che ci sia un io, ancora, che sia capace di leggere lo stile e il valore di chi si trova davanti". Questa è l’interazione didattica base o binomio docente-discente/i, è il nucleo della scuola e dell’apprendimento. Lo stesso binomio indicato da Malala Yousafzai bambina: «One child, one teacher, one book, one pen...» e «I don’t mind if I have to sit on the floor at school». La stessa situazione praticata da Lorenzo Milani, anche all’aperto (on the floor). E così all’inizio deve essere nata la scuola: un maestro e uno o pochi allievi. Non c’erano preside né bidelli. Non c’era calendario scolastico né registro con voti e pagelle. La valutazione doveva essere bonaria, regolatrice degli apprendimenti e della didattica, di cui costituiva quasi ombra o traccia. Con l’affermarsi e il crescere delle attività didattiche, sono venuti i locali dedicati e l’organizzazione che pian piano si è trasformata in buro-gerarchia e ha preso il sopravvento sulla didattica e sui docenti. Infatti i presidi, che non insegnano più, sono dirigenti mentre non lo è nessun docente. La "scuola burocratizzata" ha limitato lo "spazio di libertà" perché ha BISOGNO VITALE di potere, di carte e di valutazione numerica purchessia e a livelli industriali. Infatti la c.d. "buona scuola" nutre la burocrazia e la arma di valutazione (e ciò implica maggiore burocrazia).