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SCUOLA/ Chi può salvarla dai nemici del desiderio?

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Dal film "La Strada" tratto dal libro omonimo di Cormac McCarthy (Immagine d'archivio)  Dal film "La Strada" tratto dal libro omonimo di Cormac McCarthy (Immagine d'archivio)

Anche Recalcati, però, non arriva a rispondere a una domanda cruciale. Egli dice che il desiderio che l'insegnante sa accendere è desiderio per il sapere; che l'insegnante vale non solo per quello che dice, ma per come lo dice; e conta anche da dove lo dice, cioè da dove trae forza la sua parola. Da dove trae forza la parola dell'insegnante? E' solo il suo amore per il sapere a renderlo affascinante? Non ci vuole una scuola davvero libera, che sappia garantire la possibilità di dire da dove viene quella forza? Di sperimentare, in forma assolutamente personale, quello stesso luogo di senso, e dunque anche di prospettiva e direzione, da cui trae forza la voce di chi insegna? Se non si arriva fin lì, ho l'impressione che la scuola-Telemaco finisca per riprodurre ciò che si vuole combattere: un luogo in cui la legge è la mancanza di legame tra la parola e l'esperienza, cioè la mancanza della libertà vera. Non è di questa libertà, non è di questo legame, vivo e incarnato nella figura di un maestro, che ha bisogno la vita e la scuola italiana?



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COMMENTI
23/10/2014 - La “scuola burocratizzata” vs didattica e docenti (Vincenzo Pascuzzi)

Apprezzo e condivido. "che ci sia un io, poi, in grado di essere maestro come vuole lo psicanalista milanese; che ci sia un io, ancora, che sia capace di leggere lo stile e il valore di chi si trova davanti". Questa è l’interazione didattica base o binomio docente-discente/i, è il nucleo della scuola e dell’apprendimento. Lo stesso binomio indicato da Malala Yousafzai bambina: «One child, one teacher, one book, one pen...» e «I don’t mind if I have to sit on the floor at school». La stessa situazione praticata da Lorenzo Milani, anche all’aperto (on the floor). E così all’inizio deve essere nata la scuola: un maestro e uno o pochi allievi. Non c’erano preside né bidelli. Non c’era calendario scolastico né registro con voti e pagelle. La valutazione doveva essere bonaria, regolatrice degli apprendimenti e della didattica, di cui costituiva quasi ombra o traccia. Con l’affermarsi e il crescere delle attività didattiche, sono venuti i locali dedicati e l’organizzazione che pian piano si è trasformata in buro-gerarchia e ha preso il sopravvento sulla didattica e sui docenti. Infatti i presidi, che non insegnano più, sono dirigenti mentre non lo è nessun docente. La "scuola burocratizzata" ha limitato lo "spazio di libertà" perché ha BISOGNO VITALE di potere, di carte e di valutazione numerica purchessia e a livelli industriali. Infatti la c.d. "buona scuola" nutre la burocrazia e la arma di valutazione (e ciò implica maggiore burocrazia).