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SCUOLA/ Esame di stato, indietro tutta: Renzi & Giannini bocciati in Ragioneria

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Intanto continua la tournée del governo e della sua "Buona Scuola". Al di là delle vetrine fru-fru di queste settimane, espressioni di un certo qual populismo in salsa italiana, se entriamo nel merito, cioè se prestiamo attenzione ai processi di formazione dei ragazzi e di motivazione dei presidi e dei docenti, è ben poca cosa. Vedremo a proposito dell'organico funzionale, ma già da subito sappiamo che dovremo gestirlo, questo organico, sapendo che nel frattempo sono stati tagliati gli esoneri per i collaboratori del preside: difficile immaginare che, con 80 classi e 160 docenti, con in più una reggenza di un altro liceo sottodimensionato, io possa "governare", se posso usare questo linguaggio crudo, tante complessità. Vedremo, dunque.

Una proposta in positivo? Mi viene in mente, per i nuovi esami di maturità, una opzione che sarebbe rivoluzionaria, ma in termini costruttivi, perché va al cuore di una delle contraddizioni della scuola di oggi: e se queste commissioni fossero composte non dai docenti del consiglio di classe, ma dai docenti della stessa scuola, esterni però al consiglio di classe? Forse, i dipartimenti comincerebbero davvero a funzionare, con programmazioni, non solo sulla carta, frutto del lavoro di condivisione e mediazione di tutti i docenti della stessa disciplina. 

Ma, si sa, le buone idee da noi difficilmente albergano in un sistema dominato da persone del tutto digiune di "scuola reale". Resta l'altro corno: non si fanno riforme a costo zero. Soprattutto se pensiamo che da un lato alla scuola, per la sanatoria dei precari, viene stanziato un miliardo, e dall'altro, con tagli ben precisi, vengono tolti un miliardo e mezzo. Perché sanatoria assistenzialistica, quella dei precari? Perché, lo sappiamo tutti, una cosa è essere valutato sulla conoscenza della propria disciplina, altra sulla capacità di "saper insegnare", di saper tenere una classe, di saper coinvolgere i propri ragazzi, di saper appassionare. Ma, anche questo i burocrati ignorano del tutto.

I presidi di Treviso hanno avuto l'ardire di chiedere, inutilmente, al nuovo direttore regionale del Veneto di avere la possibilità di valutare, anche di licenziare, con tutte le garanzie, ovviamente, i docenti di ruolo incapaci. Ma, si sa, nel nostro sistema rigido e ultraconservatore non poteva che trattarsi di una provocazione, di una boutade, al massimo un fuoco di paglia. Il motivo è semplice: dato il controllo burocratico (i ministri passano, i burocrati no), l'unica preoccupazione dell'apparato non è quella di rispondere alle questioni aperte, ma solamente quella di prevenire i possibili contenziosi. Un pensiero, dunque, in negativo. Mentre chi è in prima linea sa bene una cosa: i cambiamenti o si governano o su subiscono.



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COMMENTI
24/10/2014 - peggio (martino bellani)

Con il sistema proposto i promossi sarebbero il 100%, non il 98. Già è pernicioso far giudicare i propri studenti da professori della stessa provincia (che bene o male si conoscono tutti), figuriamoci della stessa scuola.