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SCUOLA/ Alfie, il pensiero di un bambino è più "grande" di noi

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Alfie è un bambino, ma è un grande. Anzi è già grande. Comprende molto bene le difficoltà economiche della madre, costretta a rimediare lavoretti tutto il giorno per recuperare il pane da mettere sotto i denti e qualche legnetto dentro la stufa, e si dà da fare, non resta a guardare. Si improvvisa così lustrascarpe in stazione dove diventa  bravo ed esperto e guadagna i suoi bei penny che infila di nascosto nel borsellino della mamma.

Non crede alle menzogne della madre che prova a convincerlo che il padre è in missione speciale; dotato della logica che esercita con competenza, capisce che la storia che gli raccontano non è credibile e con l'aiuto di un pizzico di fortuna scopre la verità sul padre. 

Questo libro, così ben scritto, ci mostra come un bambino sappia e possa prendere iniziativa, come legga con attenzione i dati del reale che gli vengono messi a disposizione, come sia logico nel tirare le conseguenze con le informazioni che possiede. Ma il bello di Alfie è che non è affatto un supereroe, Alfie sbaglia anche. Sbaglia perché non riesce a valutare fino in fondo le conseguenze delle sue azioni, perché è ingenuo e manca di esperienza.

Sta anche qui la bontà dell'autore, nel descrivere un giovane dotato e capace che però non può fare tutto da solo come vorrebbe, che ha bisogno di farsi aiutare e di confrontarsi con qualcuno per raggiungere ciò che desidera.

Chissà, forse potremmo leggere anche in questa chiave il bel titolo del romanzo. Resta dove sei, ossia pensa, valuta, giudica, confrontati, non partire d'impulso. E poi vai, muoviti di conseguenza, agisci, prendi iniziativa, non stare fermo.

E questo invito, questo suggerimento, non serve solo ai più giovani. Serve a noi. In particolare a noi, così tentati di fare sempre tutto da soli, senza più chiedere.



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