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SCUOLA/ Le 5 "autonomie" (e il testo unico) che ci siamo dimenticati

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Allo stesso modo, occorre analizzare criticamente il processo di implementazione dell'autonomia che in questi anni avrebbe dovuto ridisegnare i caratteri strutturali del sistema.

L'autonomia in molti casi ha visto un'applicazione burocratica o peggio ha rappresentato un processo di atomizzazione del sistema educativo, mentre avrebbe dovuto fornire l'energia necessaria per poter far ripartire una nuova stagione di riforme, in una nuova dimensione organizzativa e culturale di sperimentazione rappresentata dalle reti di scuole, così come prevedeva lo stesso Regolamento dell'autonomia (Dpr 275/99).

Infatti, per contrastare i rischi che corre la scuola italiana, prima fra tutti quello correlato al grave tasso di dispersione scolastica, è assolutamente necessario rilanciare il ruolo svolto dall'autonomia delle istituzioni scolastiche, finalizzandola al raggiungimento di cinque diversi obiettivi strategici:

a) promozione dell'autonomia didattica volta a offrire percorsi educativi tendenzialmente personalizzati, attraverso la dotazione di un organico funzionale triennale, sia a livello di istituzione scolastica che di rete, quest'ultimo finalizzato al perseguimento di obiettivi formativi territoriali, con un preciso e affidabile ricorso alla misurazione e al miglioramento continuo degli standard qualitativi di apprendimento e a metodologie didattiche interattive, anche sul piano delle Ict;

b) incremento della responsabilità delle scuole, attraverso l'implementazione di una corretta valutazione delle performance del personale e di sistema — questione alquanto complessa — la cui soluzione, richiede la compresenza di una serie di elementi strettamente correlati tra di loro: visione strategica da parte dell'amministrazione scolastica e una coerente concertazione tra i soggetti che debbono gestire il processo di valutazione;

c) attivare l'autonomia organizzativa e gestionale nell'interazione con altre scuole, allo scopo di elaborare e perseguire obiettivi progettuali innovativi comuni — reti di scopo — e favorire la costituzione di organismi di rappresentanza e d'interlocuzione istituzionale nei confronti delle Regioni e delle autonomie locali;

d) investire nell'autonomia di ricerca e sviluppo, adeguando il livello di interdisciplinarietà e il grado di internazionalizzazione e di spendibilità delle competenze in uscita, raccordo tra scuole superiori e università, anche in una prospettiva di revisione della durata complessiva dei cicli scolastici;

e) sviluppare una positiva interazione con la vocazione di sviluppo economico, sociale e culturale della comunità locale, fornendo un supporto significativo, in una logica di concreta integrazione sinergica tra l'apporto del mondo della ricerca scientifica e tecnologica, dell'università e quello delle imprese, favorendo così una migliore diffusione del capitale sociale.

In definitiva, bisogna ricordare che questi obiettivi di  modernizzazione del sistema educativo, seppure già previsti in parte dalle norme, sono stati messi in discussione dai continui tagli apportati ai fondi negli ultimi 15 anni (Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa); ora con la spinta delle proposte del governo Renzi è arrivato il momento di investire le risorse necessarie e restituire fiducia  ed energia alla scuola, se s'intende dare davvero un futuro migliore ai nostri figli.



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COMMENTI
27/10/2014 - Già. E' proprio così (Luigi PATRINI)

Caro Taddei, ha proprio ragione: neanche i cattolici chiedono più la Libertà di educazione e rinunciano a pretendere l'attuazione reale della legge Berlinguer del 2000. Quanti soldi risparmierebbe lo Stato se riducesse gradualmente la gestione diretta delle scuole! E quanta Libertà crescerebbe nel nostro Paese! Troppo forti ancora i sindacati? Troppo forte ancora l'Ideologia statalista di destra e di sinistra? O troppo deboli e inconsapevoli della loro responsabilità i cattolici? Tutti, di destra e di sinistra?

 
27/10/2014 - commento (francesco taddei)

anche con i voucher tanto sponsorizzati dal celeste, le paritarie rimangono scuole "da ricchi" visto che devi pagare la differenza e non tutti se lo possono permettere. l'unica soluzione che garantisca libertà è la piena parità scolastica. ma nemmeno i cattolici la chiedono.

 
27/10/2014 - conosciamo il tu 297/94? (enrico maranzana)

Dalla scelta del punto d'osservazione dipende la validità delle proposte. La questione posta è stata affrontata senza aver a riferimento la finalità del sistema educativo e il vissuto dell'istituzione. E' avvenuto anche per il documento del governo, sottoposto a consultazione popolare. In rete "La buona scuola: una composizione infarcita d'errori" propone un percorso risolutivo; mette a confronto la sostanza del decreto sull'autonomia e la sua ordinaria e generalizzata interpretazione. Ne emerge un quadro desolante.