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SCUOLA/ La domanda alla quale Confindustria non risponde

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L'indimenticabile Marty Feldman. Confusione sui fini? (Immagine d'archivio)  L'indimenticabile Marty Feldman. Confusione sui fini? (Immagine d'archivio)

«I seguenti soggetti devono essere definitivamente aboliti dai programmi di insegnamento: educazione musicale, educazione civica, studi sociali, storia, educazione artistica, sport, studi filosofici, sociali e psicologici, educazione religiosa islamica e cristiana, e devono essere sostituiti con soggetti aggiunti in compensazione dal Direttorato dei programmi nello Stato islamico». 

In poche parole è soppressa, oltre allo sport, tutta e solo l'educazione umanistica, che include, si badi bene, quella religiosa. Almeno questo dovrebbe mettere in guardia da progetti di riforma che sono certamente mossi dalle migliori intenzioni e il cui spirito liberale dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto, ma che precipitosamente tagliano proprio il ramo su cui lo spirito liberale è seduto.



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COMMENTI
29/10/2014 - Faccio dunque sono? (Emanuela Tangari)

Nel documento di Confindustria si parla di una «pericolosa dicotomia tra sapere e saper fare che cristallizza la separazione delle conoscenze». Sarebbe interessante capire qual è l’idea del «saper fare» e quanto abbia a che vedere con la realtà quotidiana e concreta dell’istruzione e dell’educazione. È davvero auspicabile saper fare, ma ciò che viene proposto / sostituito possiede i presupposti per insegnare e imparare davvero a fare? E prima della cristallizzazione delle conoscenze separate non è più urgente la cristallizzazione della vita separata e separata dal lavoro, anche quando il lavoro si sa fare (e forse *tanto più il lavoro si sa fare, ma non si sa perché*)? Per questo rispondere alla domanda «stiamo facendo tutto ciò, ma perché?» e considerare che «si studia essenzialmente per diventare uomini» paiono osservazioni non soltanto molto belle (e di cui, nell’happy hour delle *istruzioni per l’uso*, abbiamo certo bisogno) ma anche lavorativamente necessarie, perché dinamicamente, creativamente — e quindi economicamente — produttive.

 
28/10/2014 - miopia (enrico maranzana)

E’ proprio vero, l’assenza d’una visione d’insieme vizia il documento confindustriale: anche LA BUONA SCUOLA ne è sofferente. Passando in rassegna i commenti e i suggerimenti apparsi sul sito per la consultazione popolare del documento governativo se ne ha una lampante conferma. Un male profondo, generalizzato, origine dell’indisponibilità al cambiamento e all’accettazione della cultura contemporanea .. barriere erette per difendere l’ordinario trantran. In rete “Anche la CONFINDUSTRIA è stata ammaliata dalla sirena scuola” legge il documento per evidenziarne la mancanza di strategia.