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SCUOLA/ Un prof: noi, offesi dalla legge di stabilità

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Caro direttore,
è semplicemente offensivo e ridicolo. La chiamano legge di stabilità, ma c'è da chiedersi di che tipo di stabilità si tratti e cosa c'entri con tutte le parole spese poco più di un mese fa da Renzi e dal suo governo per varare la nuova scuola, quella "Buona Scuola" che ci hanno disegnato in lungo e in largo per poi farla evaporare come le bollicine dei bambini che scoppiano poco dopo aver preso il volo.

La legge di stabilità al capitolo scuola è vergognosa. E di fatto tradisce quello che Renzi ci aveva promesso e a cui ingenuamente ho voluto dar credito, anche perché di fatto aveva disegnato potenzialmente una buona scuola, poggiata sulla responsabilità degli insegnanti e sulla capacità di autonomia delle scuole. Ma a questa promessa oggi cosa corrisponde? Una banale operazione di riorganizzazione delle risorse secondo un conto puramente meccanico, senza la minima apertura a puntare sulla capacità creativa dei docenti e delle scuole. Sulla carta si è promesso di puntare su di loro, nella realtà si porta via ogni appoggio, ogni punto di forza; è una scuola non più buona ma privata di ogni risorsa, quasi azzerata.

La chiamano legge di stabilità, ma di fatto è una legge che tratta la scuola come un'azienda deficitaria e che quindi deve pesantemente pagare la crisi.

Non hanno capito che la stabilità non è data dai tagli. E dire che noi siamo disposti ad ogni sacrificio, ma non per far tornare i conti, bensì per rilanciare l'avventura educativa.

E' preoccupante che una legge di stabilità tolga da una parte e dall'altra, senza un minimo spunto propositivo. Sarebbe stabilità se Renzi avesse detto: le risorse sono queste, vediamo chi ha progetti innovativi, punteremo su di loro, faremo dei sacrifici per loro. Invece siamo alle solite, secondo la logica egualitaria della rivoluzione francese che rendeva tutti gli uomini uguali con la ghigliottina, tagliandone le teste. Oggi il principio è il medesimo: si taglia un po' per ogni capitolo, senza una idea minimamente creativa, senza uno spunto propositivo.

E' così che si distrugge la scuola, quando non si capisce che la stabilità della scuola sta tutta in chi sa investire la propria umanità nell'educazione, sa inventare qualcosa di nuovo per le generazioni di giovani che aspettano di essere prese sul serio nella loro esigenza di conoscenza.

E' questa la stabilità che ci aspettavamo — la stabilità cui urge la genialità inventiva dell'educazione, la stabilità che può essere costruita promuovendo e valorizzando chi crea educazione.



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