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SCUOLA/ Dalla Francia: digitale, il "pensiero unico" che la distrugge

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Sta a lui, il maestro, di guidarli, autentico Virgilio dantesco, nei meandri delle conoscenze disponibili, insegnando loro a usare la ragione per decodificarle, interpretarle e farle proprie in modo critico. 

Senza dubbio è proprio qui il punto: occorre che il maestro maturi lui stesso, saldamente, in questo mondo del sapere e abbia chiaramente presente a sé stesso il fine, l'obiettivo principale e le tappe essenziali del percorso da effettuare insieme ai giovani che gli sono affidati. Ma se non è né possibile né utile trasmettere la totalità dei saperi disponibili, per quale ragione bisogna cominciare, e quali sono i fondamentali da trasmettere per primi se vogliamo generare delle personalità adulte e feconde? Questo dibattito è terribilmente urgente e necessario per rifondare la scuola, e solo esso le permetterà di interrogarsi positivamente, senza falsi timori e senza confusione dei fini e dei mezzi, sugli strumenti più adeguati.



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COMMENTI
01/11/2014 - speranza (Giuliana Zanello)

Per quanto attiene all'Italia, credo che si potrà recuperare una prospettiva critica (non negativa, critica) sull'uso didattico delle 'nuove tecnologie' solo quando dalla scuola saranno usciti tutti coloro che se le sono trovate tra capo e collo da adulti, quando cioè non potranno più essere brandite come clave contro gli arretrati né la dimestichezza con essa vantata come titolo d'eccellenza dai 'moderni'. Forse allora si ricomincerà a ragionare. Una sola cosa vorrei dire a quelli che sono oggi intorno ai quarant'anni e che hanno ricevuto una formazione tradizionale, dall'alto della quale sembra loro evidente come la luce del sole che le giovani generazioni non sono più in grado di recepirla: sappiano che la stessa cosa si diceva di loro, e che se non hanno trascorso gli anni di scuola solo a fabbricare cartelloni e a guardare film e cassette, lo devono ai loro insegnanti arretrati, mentalmente pigri e passatisti.