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SCUOLA/ E se facessimo riforme a "misura" di bambino?

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Perché esistono dei ritmi fisiologici che si devono rispettare. L'American Academy of Pediatrics ha dato delle indicazioni sui limiti e i rischi del contatto eccessivo con i computer, sui vantaggi dell'educazione ad una sana alimentazione e a una pratica sportiva. Non ignoriamoli.

Pensiamo ai contenuti: storia, geografia e matematica, certo, ma c'è altro. La scuola dovrebbe rifondarsi mostrando attenzione alle mille forme creative del lavoro manuale (che nessuno vuole più fare perché così gli abbiamo insegnato); usando il web ma spiegando che internet è uno strumento di lavoro, non un compagno di giochi; insegnando quello che oggi è censurato come la voglia di famiglia e di genitorialità; stigmatizzando lo spreco di risorse ambientali e umane, valorizzando la propria cultura su un'esterofilia spacciata per cosmopolitismo. 

Ma riformare luoghi e contenuti non basta: bisogna sapere cosa si vuole dalla scuola, non solo "come si fa" la scuola. Cosa è la scuola: una baby-sitter? Un centro di formazione-adulti? O un luogo dove si incontrano persone per imparare ad essere più se stessi (e non solo "bravi e produttivi consumatori")? Ma non si incontra la realtà se non si incontra una persona, un maestro, in cui questo approccio adulto alla realtà è in parte avviato o compiuto. E quanto coincide l'istruzione di oggi o quella computerizzata e a distanza che alcuni auspicano, con il contatto con un maestro? E quanto sono aiutati i professori ad essere - come tanti di loro vogliono e ancora fortunatamente si ostinano ad essere - non solo insegnanti di dettagli tecnici ma docenti, cioè capaci di introdurre alla totalità del reale? Non basta accontentarsi di una scuola disegnata sui metri degli adulti e del mercato, cioè una scuola supplente della famiglia in quanto baby-sitter, istruttrice, forgiatrice di affettività, in un mondo in cui i genitori sono sempre più costretti (dal punto di vista lavorativo ma anche come cultura) a vivere in un universo distante da quello dei figli. 

Riflessione finale: la scuola non si salva riformando la scuola… ma la società non si salva se non si riforma la scuola. Insomma, la riforma della scuola è un'urgenza sociale fondamentale, non fine a se stessa perché non isolata dal mondo; e non può essere fondata solo su riforme tecniche, ma su una scuola disegnata a immagine di bambino e non calcolata sugli orari e sui tempi dei genitori e sulle esigenze future e utilitaristiche del mercato.



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COMMENTI
06/10/2014 - Ecologia della scuola vs passo nel vuoto (Vincenzo Pascuzzi)

1) Interessante, centrata e opportuna la nota di Carlo Bellieni, ma dubito fortemente al qualcuno al governo o al Miur capisca e ne faccia tesoro. 2) L’articolo, che potrebbe riassumersi in “la ’buona scuola’ è nuda” (come l’imperatore della fiaba), sgonfia la chiassosa campagna pubblicitaria del governo sulla sua magica e illusoria riforma a zero euro, già autorevolmente etichettata come “passo nel vuoto” (Tullio De Mauro). 3) “Serve un'ecologia della scuola a misura di bambino-ragazzo, non solo a misura di adulto!”: d’accordo per il bambino, ma serve anche a misura di adulto, docente o genitore che sia. Serve un’ecologia per l’interazione didattica docente-discente/i che costituisce il nucleo essenziale della scuola (v. Malala Yousafzai). Invece stiamo assistendo allo sviluppo dell’anti-ecologia scolastica: a) con la crescita e la valorizzazione di attività non-didattiche, ma burocratiche, pseudo-gerarchiche (tutta la parte indicata come valutazione, merito, gradazione, concorrenza, ….); b) con il ricorso strumentale a rappresentazioni (o modelli) del sistema scolastico errati e non riferiti alla realtà: invece di cercare soluzioni ai problemi veri già individuati, si inventano problemi ai quali applicare soluzioni verticistiche, politiche, teoriche se non astratte.