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SCUOLA/ Ichino: autonomia finta e assunzioni senza merito, i veri mali del piano Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Il ministero poi non è in grado di venire incontro rapidamente ed efficacemente alle esigenze di un mercato del lavoro che cambia in continuazione. Le scuole, che hanno perfettamente il polso di quanto serve al territorio, sono bloccate da quanto viene deciso o non deciso a Roma.

Flessibilità anche nel curricolo, quindi. Ma fino a che punto?
Se le scuole fossero autonome e libere di modificare il curricolo secondo le esigenze del territorio, avremmo una migliore transizione scuola-lavoro. Lo stato non dovrebbe decidere da Roma tutto quello che deve insegnare una scuola, ma solo un core di materie obbligatorie per tutti; il resto dovrebbe poter essere deciso localmente dalle singole scuole.

Da tempo le scuole paritarie reclamano autonomia, ma per loro nel documento non c'è spazio. Lei che ne pensa?
In un sistema come quello che io propongo la battaglia per la parità è superata, perché in esso non esiste più la scuola paritaria, esiste la scuola autonoma. Quando il liceo Alighieri di una qualunque città d'Italia diventasse una scuola autonoma, potrebbe essere gestito e amministrato da chiunque si offra e venga scelto dal bacino di utenza della scuola, l'Arci esattamente come la diocesi. Una scuola autonoma deve poter essere gestita da chi si dimostra in grado di farla funzionare bene.

Quindi in un'ottica di autonomia lei sarebbe favorevole non al concorso statale ma all'assunzione diretta dei docenti da parte delle singole scuole.
Assolutamente sì: ogni scuola dovrebbe essere libera di assumere chi vuole, alle condizioni di mercato che vuole, sapendo però che se assume cattivo personale potrebbe anche dover chiudere perché non funziona o perché la sua valutazione è negativa.

Come andrebbero finanziate le scuole autonome?
Lo stato stabilisca qual è la dote che ogni studente porta con sé nella scuola prescelta: se una scuola riesce ad attrarre 100 studenti, il suo finanziamento sarà 100 volte la dote di ogni studente.

Da anni si parla di riforma, e anche Renzi ha presentato il suo programma. Di fronte a un sistema così ingessato qual è l'approccio giusto? Rifare tutto? O agire su più punti in modo gradualista?
La realtà è che una riforma vera della scuola non c'è mai stata; ci sono stati piccoli interventi di dettaglio, ma l'impianto della scuola italiana è ancora quello di Gentile. Questo di Renzi in effetti è qualcosa di diverso rispetto a quanto si è visto nei governi precedenti: i contenuti sono ovviamente discutibili, ma non ricordo in 30 anni un documento analogo così ben fatto, articolato, ambizioso, e questo è positivo. Credo però che la scuola non abbia bisogno di interventi di dettaglio, ma di un ridisegno complessivo che guardi lontano; le toppe sul vestito bucato non hanno futuro.

Un altro problema della nostra scuola è che, ammesso che si riesca a cambiarla in meglio, c'è il rischio che il governo che viene dopo smonti tutto.



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COMMENTI
09/10/2014 - Le bugie riscaldate della Gelmini (Vincenzo Pascuzzi)

“Spendiamo tanto o spendiamo poco? Spendiamo poco in rapporto al Pil, ma spendiamo tanto in proporzione al numero degli studenti, certo non meno di altri Paesi facendo riferimento a questo secondo indicatore”. Questa argomentazione dell’ottimo Andrea Ichino va rispettata come opinione personale atta a confortare e sostenere le sue convinzioni e conclusioni, ma non esiste – salvo adeguata prova contraria – come dato oggettivo (in qualche modo) ricavato da statistiche. Nella scuola italiana forse c’è un eccesso di burocrazia (organico, risorse, attività) che ovviamente costa ed ha riflessi sul costo per studente. Nel bilancio Miur confluiscono spese per attività di sostegno, irc, attività fisica che in altri Stati sono a carico di altri ministeri. Queste osservazioni furono evidenziate già nel 2008 per ribattere e replicare alle bugie della Gelmini propedeutiche alla sua sciagurata riforma (meno 8 mld, meno 140mila tra docenti e ata).

 
08/10/2014 - Solo pannicelli caldi (enrico maranzana)

Un’argomentazione che si sviluppa senza prestare l’attenzione dovuta alle regole in cui la scuola è immersa che, in parte, sono sovrapponibili agli indirizzi auspicati. “Se le scuola fossero autonome e libere di modificare il curricolo secondo le esigenze del territorio”: lo sono, dal 1974. “L’idea che i programmi di studio debbano essere decisi integralmente dal ministero è un’arretratezza pazzesca”. La legge, infatti, afferma che le conoscenze e le abilità sono gli strumenti per il conseguimento della finalità istituzionale: il governo del servizio scolastico e l’organizzazione delle risorse sono decentrate. Se il testo governativo fosse stato letto distinguendo il principale dall’accessorio, se la riflessione si fosse sviluppata a partire dalla mission della scuola il campo del problema non risulterebbe così confuso. Rimando in rete a “La scuola deve essere efficace, non buona” che mostra l’origine della crisi del servizio educativo: il modello disegnato dal legislatore non piace agli operatori scolastici che hanno fatto e fanno orecchie da mercante.