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SCUOLA/ Ichino: autonomia finta e assunzioni senza merito, i veri mali del piano Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Proprio per questo l'autonomia è l'unico modo per ridisegnare la scuola dandole stabilità. L'idea che i programmi di studio debbano essere decisi integralmente dal ministero è di una arretratezza pazzesca, è destinato a far sì che ogni ministro cambi quello che aveva deciso chi c'era prima di lui. Esempio: un difetto enorme del documento di Renzi è la totale dimenticanza delle materie scientifiche, ma la soluzione non sta nell'invertire la rotta rispetto a quanto propone il governo, privilegiando, ad esempio, matematica chimica e fisica per tutti a discapito del resto. La soluzione sta nel concedere alle scuole libertà di decidere la loro offerta formativa, e saranno gli studenti e le famiglie a decidere tra le diverse offerte.

Renzi è l'uomo solo al comando: ha la forza politica che serve per cambiare la scuola?
La forza ce l'avrebbe, non mi è chiaro se voglia farlo davvero. La sua ricetta, per ora, rimane ambigua, soprattutto nell’ambito della scuola.

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
09/10/2014 - Le bugie riscaldate della Gelmini (Vincenzo Pascuzzi)

“Spendiamo tanto o spendiamo poco? Spendiamo poco in rapporto al Pil, ma spendiamo tanto in proporzione al numero degli studenti, certo non meno di altri Paesi facendo riferimento a questo secondo indicatore”. Questa argomentazione dell’ottimo Andrea Ichino va rispettata come opinione personale atta a confortare e sostenere le sue convinzioni e conclusioni, ma non esiste – salvo adeguata prova contraria – come dato oggettivo (in qualche modo) ricavato da statistiche. Nella scuola italiana forse c’è un eccesso di burocrazia (organico, risorse, attività) che ovviamente costa ed ha riflessi sul costo per studente. Nel bilancio Miur confluiscono spese per attività di sostegno, irc, attività fisica che in altri Stati sono a carico di altri ministeri. Queste osservazioni furono evidenziate già nel 2008 per ribattere e replicare alle bugie della Gelmini propedeutiche alla sua sciagurata riforma (meno 8 mld, meno 140mila tra docenti e ata).

 
08/10/2014 - Solo pannicelli caldi (enrico maranzana)

Un’argomentazione che si sviluppa senza prestare l’attenzione dovuta alle regole in cui la scuola è immersa che, in parte, sono sovrapponibili agli indirizzi auspicati. “Se le scuola fossero autonome e libere di modificare il curricolo secondo le esigenze del territorio”: lo sono, dal 1974. “L’idea che i programmi di studio debbano essere decisi integralmente dal ministero è un’arretratezza pazzesca”. La legge, infatti, afferma che le conoscenze e le abilità sono gli strumenti per il conseguimento della finalità istituzionale: il governo del servizio scolastico e l’organizzazione delle risorse sono decentrate. Se il testo governativo fosse stato letto distinguendo il principale dall’accessorio, se la riflessione si fosse sviluppata a partire dalla mission della scuola il campo del problema non risulterebbe così confuso. Rimando in rete a “La scuola deve essere efficace, non buona” che mostra l’origine della crisi del servizio educativo: il modello disegnato dal legislatore non piace agli operatori scolastici che hanno fatto e fanno orecchie da mercante.