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SCUOLA/ Leggere Dante in mezzo al traffico? Sì grazie, il Bello è per tutti

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Una ragazza ha ascoltato un canto intero e al termine ha ringraziato chi lo declamava: "Grazie che l'hai letto!". C'è stato chi ha criticato: "Guardate al futuro, non al passato!". Chi li ha apprezzati per l'esatto contrario: "Voi siete meglio di noi. E' grazie a voi che riscopriamo quello che abbiamo perso". Qualcuno è rimasto sinceramente colpito dalla testimonianza di giovani che trovano un valore e gli danno spazio. C'è stata la tipica prof. che non riesce ad uscire dal suo ruolo neanche quando passeggia per la strada, e si è messa ad interrogare gli studenti: "Qual è il contrappasso delle fiamme nei sepolcri degli eretici?".

"Non siamo giovani stupidi, superficiali  e disinteressati come ci dipingono sempre! — ha commentato Laura —. E la Divina Commedia non è il mattone che molti pensano" (forse gli studenti torturati sul significato delle fiamme degli eretici). Certo è che se questi ragazzi sono stati in grado di affrontare la sfida che gli ho proposto, anzi, hanno sentito lo stimolo di diffondere in piazza i versi di Dante, è perché la Divina Commedia per noi, ogni anno, in classe, è un testo affascinante, nel quale riconosciamo la nostra umana avventura. Ci piace, lo amiamo. Anche con tutta la sua legge del contrappasso. "In un testo antico, in questo, come in altri — spiega ancora Laura — c'è qualcosa di attuale. Se non trovi risposte nel presente, le vai a cercare nel passato".

L'esperienza della lettura ad alta voce (quella fatta in piazza, ma anche quella fatta a casa, per prepararsi convenientemente all'evento) ha permesso poi di entrare sempre di più e meglio nel testo. "Dopo averlo letto tante volte — osservava Federica — ormai quel canto era divenuto mio. Non puoi declamare agli altri quello che non hai capito tu".

Sono andato a rileggermi certe espressioni di dolore esternate da Paola Mastrocola sul Sole 24 Ore, alla vigilia dell'iniziativa del Miur, e mi si sono rizzati i capelli... Noi abbiamo fatto precisamente tutto quello che veniva aspramente criticato nel suo articolo. La Mastrocola giudicava "artificioso, esagerato, esibito" questo modo proposto alle scuole. E la nostra, in effetti, è stata anche un'esibizione. La lettura, diceva ancora, è "un gesto schivo, riservato. Non vuole rumore, frastuono intorno. Preferisce passare inosservata". Noi abbiamo cercato, invece, di catturare l'attenzione della gente e quanto al rumore intorno... gli studenti si sono trovati a leggere ad alta voce anche in mezzo alle macchine! Quella della lettura, concludeva, è un'operazione che si fa da soli "molto orgogliosamente, ma in sordina. Senza clamore, senza comunicati stampa. Per il puro piacere (non stimolato) di leggere".



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