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SCUOLA/ Clil, due cose da fare per evitare il caos

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Come al solito, occorrerà sperare di essere fortunati, e che al proprio figlio capiti un Cctun committed competent teacher, un docente competente e motivato (anche se non certificato)? Oppure ci si dovrà accontentare di un committed dirigente scolastico che richiami i suoi docenti all'obbligo ordinamentale, come sta di fatto accadendo, e nomini sul campo la vittima sacrificale, e magari anche due, nell'accoppiata del docente di disciplina (non competente sulla lingua) e del docente di lingua (non competente sulla disciplina), e costretti a formarsi reciprocamente, riflettendo sulla propria azione didattica in modo tale da saper trasferire il proprio know-how al collega in tempi brevissimi? Da questo punto di vista la situazione migliore la avranno probabilmente, in questa fase transitoria, gli studenti degli istituti tecnici, perché la programmazione per competenze e lo studio delle micro lingue (l'inglese tecnico, nel linguaggio di tutti) ci sono già. Il nervo scoperto della  scuola a proposito del Clil sono i licei. 

Alternative alla débacle? Primo, rivedere l'impianto stesso della formazione del docente in servizio, in modo non demagogico. Non basta dire che la formazione erogata come "didattichese" (una serie di procedure avulse dalla classe, disciplina o contingenza storica) è una astrazione che porta solo al posto fisso (l'immissione in ruolo o il "patentino"Clil"), e non alla competenza, che pur si esige che il docente formi nei suoi stessi studenti. Per il Clil occorre abolire la distinzione fra formazione linguistica (corso di lingua gestito dalle scuole capofila, inevitabilmente lungo ed impegnativo) e metodologica (gestito dalle università, anche questo lungo ed impegnativo), perché il tutto avviene senza che fra i due tronconi della formazione vi sia alcuna sinergia, una situazione doppiamente paradossale tenendo conto che l'unità fra lingua e contenuto è il Clil medesimo. Abbassare il livello di competenza linguistica in entrata del docente Clil è sopportabile (ma non sotto il livello B2 per le abilità recettive e B1 per le abilità produttive, una distinzione del tutto ignorata dalla legge) solo e soltanto se viene offerto un percorso di formazione unitario che contemporaneamente migliori le competenze linguistiche e gestionali specifiche del sapere didattico del singolo docente. 

Le vere croci del Clil? La prima, averlo previsto solo per la classe terminale dei licei (a parte i linguistici) e quindi senza quella gradualità che è utile al docente che, di suo, diciamocelo, spesso si occupa di un'azione didattica solo quando è imminente, e inevitabilmente non riflette su di essa, e che sarebbe stata utile anche agli studenti. La seconda, aver pensato ad un percorso di formazione inadeguato in origine, e poi persino disperso nei rivoli dei ritardi e delle manchevolezze della gestione del pachiderma scuola. 



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