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SCUOLA/ Leopardi, la felicità dei nostri giovani ha bisogno della luna

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Elio Germano è Giacomo Leopardi nel film di Mario Martone (Immagine d'archivio)  Elio Germano è Giacomo Leopardi nel film di Mario Martone (Immagine d'archivio)

I Leopardi disponevano della biblioteca  più grande delle Marche, Monaldo amava leggere moltissimo ed era un bibliofilo: di ciò andava fiero perché quei libri potevano alimentare il genio di Giacomo; e Giacomo sentiva tutto questo e lo assecondava. A 11/12 anni si chiude in quella biblioteca (le riprese ci restituiscono lo studio così come lo si può ammirare ancora oggi a casa Leopardi) e ne esce 7 anni dopo fiaccato fisicamente. Il lavoro intellettuale di Leopardi si può spiegare spiegare come tentativo che il bambino precocissimo ha fatto per farsi notare. 

Il film tuttavia non ci restituisce tutto lo stupore di una scoperta che Leopardi fa, e cioè chiedersi l'utilità di tutto quel sapere accumulato. In effetti scopre una cosa formidabile: che si sarebbe potuto cercare e trovare la verità stessa. E non è infatti questo il tema ricorrente in tutta l'opera di Leopardi? in tutta la sua opera egli cerca lo svelamento dell'enigma che avvolge tutte le cose, il misterio dell'esser nostro. Tanti invece scambiano questa formidabile ricerca con l'ossessione di esser infelice quando è esattamente l'opposto… la verità è che a uno che si è stancato di cercare, il ricercatore (in questo caso Leopardi) sembra un fissato, un malato. Efficacissime sono la scena della Natura (la donnona) e dell'Islandese, meno riuscite la scene sulla Luna, Luna che ancora oggi si può ammirare nelle notti di Recanati. Non poteva, non doveva mancare quella Luna… Già tutta l'aria imbrunatorna azzurro il sereno e tornan l'ombre/ giù da' colli e da' tetti/ al biancheggiar della recente luna… Che sguardo e che cuore e quanto studio per fissare questa sola immagine. 

Ecco, è forse per come ha trattato il tema della Luna, ma non solo, che si può dire che Martone non sia riuscito col suo onesto tentativo di far vibrare la poeticità del Nostro. Ha fatto una biografia storico-culturale più che scandagliare il volto esistenziale e soprattutto profondamente poetico, e quindi umano, di Leopardi. Nella biografia del recanatese il regista ha voluto metter dentro un tourbillon di cose: incontri, sentimenti… ne è risultato che il tutto è lì, così, senza un file rouge significativo sul piano narrativo. Anzi, tutto ciò è risultato riduttivo della personalità poetica di Giacomo.

Il tema della luna (salvo le splendide immagini) risulta o almeno appare, come un mero elemento di poesia come la sera, la nebbia, il mattino… un correlativo, direbbe Montale, connesso all'idea di evasione dall'infelicità quotidiana, quasi che Leopardi si fosse chiuso in se stesso, quando invece è proprio l'opposto. Non si è mai estraniato dalla condizione dei suoi contemporanei, anzi, si è augurato — e non solo con la poesia La ginestrama anche per la sua teoria delle "illusioni" — che gli uomini vivessero felici (benché di illusioni). Poesia per Leopardi non è sinonimo di impegno col reale, ma di più, essa è il cuore dell'impegno.



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COMMENTI
12/11/2014 - Domande esistenziali (Anna Di Gennaro)

Devo alla mia professoressa di lettere l'avermi suscitato la passione per il poeta nonché il desiderio segreto nostre domande. Sarà perché spiegava in modo speciale il canto del pastore errante dell'Asia?! Andrò a vedere il film. Il suo bell'articolo mi ha incuriosito...