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SCUOLA/ Leopardi, la felicità dei nostri giovani ha bisogno della luna

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Elio Germano è Giacomo Leopardi nel film di Mario Martone (Immagine d'archivio)  Elio Germano è Giacomo Leopardi nel film di Mario Martone (Immagine d'archivio)

Poesia è possibilità data di non snaturarsi davanti alla mentalità dominante, utilitaristica e schiava della logica del possesso. Poesia è lo sguardo gratuito sulle cose. E non a caso ci sono cenni di feroce polemica di Leopardi contro l'ideologia progressista e la cultura salottiera.

Caro Martone, troppa l'insistenza sui dolori e le sofferenze e gli scacchi affettivi vissuti da Giacomo. Perché, anche se c'erano queste cose, tuttavia esse sono andate nel film a discapito del genio poetico, che non era men vero: all'origine del genio della poesia di Leopardi c'è quel suo sguardo sul reale mai domo, sempre in ricerca, sempre sulla corda della grande ispirazione.  Leopardi, da filosofo, ci fa odiare la vita, ma con la sua poesia ce la fa amare. 

Il film non riesce a fugare i dubbi nello spettatore — dubbi che erano gli stessi dei critici contemporanei di Leopardi — sull'accusa che la sua filosofia e la sua poesia fossero indotte dai suoi mali fisici o disturbi neurologici. Inoltre anche l'opinione che Leopardi condividesse il dubbio metodico cartesiano — per quanto avesse una grande ammirazione per Descartes — lascia perplessi. E' vero, come fa vedere il film, che Leopardi afferma: "il vero consiste essenzialmente nel dubbio, e chi dubita, sa, e sa il più che si possa sapere" (Zibaldone, 1655). Tuttavia, come già per l'accusa di essere poeta disturbato, così sul dubbio metodico il film si limita alla pura e gratuita ri-proposizione della quaestio ma non entra nel merito, non è critico. Il dubbio per Leopardi è uno strumento di verifica, non è l'ideale del desiderio di conoscenza: l'uomo vuol sapere, desidera venire a capo delle quaestiones (e come l'ha cercata lui la felicità!), così come afferma nello stesso Zibaldone (438): "Qualunque essere non è macchina, ha bisogno di credenze per vivere… il credere non è altro che tirare le conseguenze". Il dubbio ha senso solo alla fine della ricerca e non può essere eretto a verità del tutto. Infatti continua Leopardi: "Del resto, come l'indifferenza assoluta, ossia la mancanza di ogni determinazione dell'intelletto cioè di ogni credenza, sarebbe mortifera per l'animale libero e dipendente dalla sua propria determinazione; così anche appresso a poco il dubbio, che è quasi tutt'uno con il detto stato… quindi lo stato dell'uomo sarà tanto più felice, quanto egli avrà maggior facilità e prontezza a determinarsi a credere (dal che poi segue l'operare); cioè a tirare  una conseguenza da un tal dato" (Zibaldone, 448).

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COMMENTI
12/11/2014 - Domande esistenziali (Anna Di Gennaro)

Devo alla mia professoressa di lettere l'avermi suscitato la passione per il poeta nonché il desiderio segreto nostre domande. Sarà perché spiegava in modo speciale il canto del pastore errante dell'Asia?! Andrò a vedere il film. Il suo bell'articolo mi ha incuriosito...