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SCUOLA/ Leopardi, la felicità dei nostri giovani ha bisogno della luna

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Elio Germano è Giacomo Leopardi nel film di Mario Martone (Immagine d'archivio)  Elio Germano è Giacomo Leopardi nel film di Mario Martone (Immagine d'archivio)

Il solo fatto che sia stato fatto un film sulla figura di Leopardi rende onore sia all'impresa di produzione che allo stesso Mario Martone, il regista. Che il film poi sia riuscito a sdoganare Leopardi dallo schema in cui è stato  rinchiuso per secoli dagli addetti ai lavori (Sapegno & critici), quello è un altro discorso... che non sminuisce la grandezza del tentativo. Gobbo, "sfigato" e disturbato… questa è l'immagine corrente, anzi, dominante presso i nostri ragazzi, del poeta di Recanati, complici gli insegnanti che spesso si fermano alla manualistica degli autori e ripetono la critica trita che non sa mettere in discussione i cliché; spesso sono proprio loro, i "cultori del dubbio", a non avere mai dubbi su... Leopardi.

E' riuscito Martone nell'impresa di restituirci quel pensatore vivo e quel palpitante poeta qual era  Leopardi? Il mio modesto parere è che ci sia riuscito solo a tratti, tuttavia anche solo per questi tratti vale la pena veder il film. Tant'è che con le classi (Istituto De Nicola di Sesto San Giovanni, Milano) abbiamo organizzato una proiezione e la risposta dei ragazzi è stata positiva, nonostante il film fosse molto lungo (135 minuti). La giovane sala ammutoliva ogniqualvolta Leopardi, pardon, l'attore Elio Germano — ora con rabbia, ora con fredda lucidità — ragionava di felicità o quando, rassegnato, constatava l'impossibilità di raggiungerla. Leopardi è moderno perché il modo che ha di sentire il tema o problema della ricerca della felicità è uguale al nostro. In certi momenti, durante il film, i ragazzi letteralmente zittivano tanto era evidente e giusta quella ricerca: "Se la felicità non esiste, a che serve la vita?". 

Il film ripercorre la formazione del nostro poeta ed in effetti per una sua oggettiva comprensione bisogna partire da lì. Anche titolare il film "Il giovane favoloso" è stato giusto: "a 10 anni sa il latino più del suo maestro, impara il greco da solo e anche l'ebraico; a 15 anni era già diventato un filologo di prim'ordine tant'è che dalla Germania un bel giorno gli giunse l'offerta di una cattedra di Filologia presso l'università di Bonn", a esprimersi così è uno dei maggiori studiosi di Leopardi (E. Gioanola). Nel Saggio sopra gli errori popolari degli antichi Leopardi dimostra un'erudizione  pazzesca. Il film ricostruisce anche i rapporti in famiglia da cui emerge una mamma Adelaide bigotta, ottusa e affettivamente inetta verso i figli: non li ha mai baciati, offriva loro il baciamano… e un padre Monaldo così preoccupato di dare lustro al proprio casato da svendere a questo scopo il patrimonio di famiglia e accanirsi sull'educazione dei figli (Giacomo,Carlo e Paolina). A quel giovane favoloso hanno insegnato a pregare e a morire ma non a vivere! Si noti che i fratelli Leopardi portavano la talare e a Martone la cosa, assai significativa, non è sfuggita: erano nobili dello stato pontificio.



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COMMENTI
12/11/2014 - Domande esistenziali (Anna Di Gennaro)

Devo alla mia professoressa di lettere l'avermi suscitato la passione per il poeta nonché il desiderio segreto nostre domande. Sarà perché spiegava in modo speciale il canto del pastore errante dell'Asia?! Andrò a vedere il film. Il suo bell'articolo mi ha incuriosito...