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SCUOLA/ Renzi, troppi buoni propositi smentiti dai fatti (e dal centralismo)

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

In questo senso, occorre valorizzare le iniziative autonome nate in forma sussidiaria tra reti di scuole, università e mondo dell'associazionismo professionale. Invece il documento, dopo aver affermato a parole il valore delle associazioni professionali, le strozza annunciando l'eliminazione, per ragioni di risparmio, dei docenti che attualmente mette a loro disposizione, mettendole nei fatti in gravissima difficoltà. Proprio per questo le associazioni professionali hanno lanciato un appello al ministro perché rinunci a una scelta autolesionistica.

Il testo del governo parla però di carriera dei docenti legata al merito, un tema su cui vi siete sempre battuti.
Sì, la valutazione del lavoro degli insegnanti è fondamentale per una "buona scuola". Tuttavia, se non vogliamo che diventi solo un'operazione burocratico-amministrativa, occorre identificarne senza equivoci il significato, le modalità di attuazione, le risorse da mettere sul tavolo.

Quindi?
Innanzi tutto, una valutazione della professionalità docente reale e non formale dev'essere affidata all'autonomia delle scuole; altrimenti il rischio è che per avere uniformità di valutazione a livello nazionale, si trascuri il fatto che il lavoro viene svolto in contesti assai differenti, che richiedono impegno professionale e attenzione molto diversi. In secondo luogo, bisogna definire con cautela e coerenza il complesso dei criteri di valutazione. Il testo parla di crediti didattici, formativi e professionali. Gli ultimi due si riferiscono ai corsi di formazione frequentati e alle attività svolte a supporto dell'organizzazione della scuola o in progetti specifici: attribuire crediti in questi due settori è facile, quantificabile, ma non è assolutamente rappresentativo del lavoro del docente. Molto più complesso è valutare il lavoro in classe, ma questa è la vera sfida per una reale considerazione degli insegnanti come professionisti dell'educazione. Inoltre anche qui c'è un problema di risorse.

Ovvero?
Ovvero, il meccanismo dei gradoni per merito e la soppressione degli scatti per anzianità maschera un taglio effettivo degli stipendi per la maggior parte dei docenti. Il problema generale è che, nonostante apprezzabili intenzioni, il disegno di legge di stabilità per il 2015 anticipa di fatto le scelte del governo smentendo alcuni buoni propositi presenti nel documento. Si stanziano fondi? Sì, l'art. 3 della legge di stabilità destina 1 miliardo di euro per il 2015 e 3 miliardi a partire dal 2016. Solo che, facendo due conti, l'ammontare previsto nel 2015 non sarà sufficiente neanche per i docenti da assumere. E i tagli? Molti, e anche in contraddizione con il testo del governo; il dettaglio sarebbe lungo, chi è curioso può leggersi il nostro documento. In sintesi, non ci troviamo di fronte a un investimento da parte dello Stato, quanto piuttosto a un autofinanziamento imposto forzatamente al comparto stesso.

Il documento governativo prevede anche l'introduzione di nuove materie e un rapporto più stretto con il mondo del lavoro.



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COMMENTI
12/11/2014 - Scegliere la piattaforma da cui osservare (enrico maranzana)

“La questione definitiva è l’emergenza educativa” che può essere affrontata a livello nazionale solamente se si condivide il lessico. E’ noto che il significato delle parole è contestuale e, in questo caso, la legge è l’ambito di definizione. L’educazione è un processo articolato che il legislatore ha scandito: 1) Il Consiglio di Circolo/di Istituto delibera “i criteri generali della programmazione educativa”; 2) Il Collegio dei docenti “Cura la programmazione dell’azione educativa”; 3) Il Consiglio di classe realizza il “coordinamento didattico e i rapporti interdisciplinari” per uniformare gli insegnamenti e orientarli verso i traguardi indicati dal Collegio. Adempimenti mai onorati: la gestione delle scuole, così come il testo governativo poggiano sugli insegnamenti, scoordinati. La visione sistemica è rifiutata: i consigli di istituto non hanno definito “gli indirizzi generali” esprimendoli sotto forma di competenze generali, i collegi dei docenti non hanno ideato e monitorato percorsi per promuovere le capacità richieste dai traguardi indicati dal consiglio, i consigli di classe non hanno indicato le modalità per indirizzare gli insegnamenti. Stando così le cose ha senso parlare di centralismo?