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SCUOLA/ Renzi, troppi buoni propositi smentiti dai fatti (e dal centralismo)

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Anche qui, quel che manca è l'autonomia. Nuove materie? Anche, ma non decise dal centro, uguali per tutti. Roma deve indicare un core curriculum, un nucleo di conoscenze e competenze minimo uguale per tutti, poi tocca alle scuole capire come, nelle specifiche circostanze, quest'offerta di base può essere arricchita. L'alternanza scuola-lavoro? L'abbiamo sempre sostenuta. Ma il testo del governo non cambia la concezione strumentale della metodologia: il mondo del lavoro è interpellato per la sua possibilità di "far fare esperienza", o al più per fornire "orientamento", non per la valenza educativa intrinseca nella cultura del lavoro. Chiedo scusa, ma devo ripetermi: per avviare e moltiplicare i percorsi in alternanza occorrono risorse — per avere personale qualificato, per retribuire un'attività impegnativa — e autonomia.

Se dovesse sintetizzare il vostro giudizio?
Nel documento ci sono alcuni buoni propositi senz'altro condivisibili, come la volontà di risolvere il problema del precariato, di valorizzare il merito dei docenti e di aprire la scuola al territorio e al mondo del lavoro. Ma si accompagnano ad alcune scelte di fondo destinate quasi certamente a vanificarli, quali il rinascente centralismo, la mancanza di autonomia e le scelte finanziarie. Se davvero il governo considera la questione educativa la chiave dello sviluppo — come Renzi ebbe a dire fin dal suo primo discorso da premier al Senato — è bene che valuti con attenzione le proposte emerse in questi mesi e rilanci un reale e serio dibattito su questi temi con chi la scuola la vive realmente.



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COMMENTI
12/11/2014 - Scegliere la piattaforma da cui osservare (enrico maranzana)

“La questione definitiva è l’emergenza educativa” che può essere affrontata a livello nazionale solamente se si condivide il lessico. E’ noto che il significato delle parole è contestuale e, in questo caso, la legge è l’ambito di definizione. L’educazione è un processo articolato che il legislatore ha scandito: 1) Il Consiglio di Circolo/di Istituto delibera “i criteri generali della programmazione educativa”; 2) Il Collegio dei docenti “Cura la programmazione dell’azione educativa”; 3) Il Consiglio di classe realizza il “coordinamento didattico e i rapporti interdisciplinari” per uniformare gli insegnamenti e orientarli verso i traguardi indicati dal Collegio. Adempimenti mai onorati: la gestione delle scuole, così come il testo governativo poggiano sugli insegnamenti, scoordinati. La visione sistemica è rifiutata: i consigli di istituto non hanno definito “gli indirizzi generali” esprimendoli sotto forma di competenze generali, i collegi dei docenti non hanno ideato e monitorato percorsi per promuovere le capacità richieste dai traguardi indicati dal consiglio, i consigli di classe non hanno indicato le modalità per indirizzare gli insegnamenti. Stando così le cose ha senso parlare di centralismo?