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SCUOLA/ Paritarie, dalla laica Francia una lezione all'Italia

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Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)  Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)

In cambio, lo Stato finanzia le scuola attraverso tre tipi di finanziamento: stipendia i professori, eroga un indennizzo forfettario per ogni ragazzo iscritto, offre un sostegno economico per la ristrutturazione/costruzione d'immobili ad uso scolastico.

Sono agevolazioni enormi, che in Italia nemmeno ci sogniamo. Non ci sarà il trucco? Per esempio, i docenti li paga lo Stato ma poi li impone alle scuole, che non avendo libertà di assunzione non possono attuare il loro programma educativo.
Nessun trucco. In Francia i professori che decidono d'insegnare nella scuola non statale devono passare un concorso specifico organizzato dalla Stato. È un concorso annuale e le prove sono uguali a quelle del concorso pubblico. I candidati, se passano il concorso, entrano in una graduatoria. Da tale graduatoria, il preside sceglie i docenti, i quali possono accettare o rifiutare la proposta che gli viene fatta. In sintesi si può dire che c'è una forma di libertà di scelta, ma dentro graduatorie.

Come è possibile, nella "laicissima" Francia, che quasi il 95 per cento delle scuole private francesi siano istituti cattolici?  In Italia, per esempio, questo è uno dei motivi di maggiore opposizione alla scuola non statale, nonostante la percentuale sia nettamente inferiore.
Laicità non significa sempre e necessariamente ostilità. Anzi, dovrebbe essere garanzia di imparzialità e tutela di ogni opzione educativa, purché conforme al dettato costituzionale. La scuola di ispirazione cattolica in Francia accoglie quasi 2 milioni di ragazzi: 2/3 sono in scuole materne, primarie e medie, 1/3 nei licei. Circa metà delle scuole sono delle diocesi, l'altra metà appartiene alle congregazioni religiose.

E come si spiega?
Per ragioni storiche. Le cose sono andate così: nell'800, dopo il periodo rivoluzionario che cacciò tutte le congregazioni, molte si ripresentarono sotto una veste laicale e fondarono tantissime scuole o opere educative, il cui valore pubblico è sempre stato ampiamente riconosciuto. Tant'è vero che nel 1984, quando i comunisti entrarono nel governo del presidente socialista François Mitterrand,  non chiesero la chiusura della scuola non statale, bensì tentarono maldestramente di annettere medie e superiori paritarie in un sistema pubblico unico. Per l'esecutivo l'effetto fu devastante: 2 milioni di manifestanti in piazza, l'Eliseo accerchiato, il governo Mauroy costretto a dimettersi dopo il ritiro precipitoso della bozza. Da allora, in linea di massima, non ci sono stati più problemi particolari, anche perché gli scioperi del 1984 sono ancora vivi nella memoria dell'opinione pubblica.

Dunque, la "laicissima" Francia si rivela più aperta e liberale della "cattolica" Italia.
Certamente non esiste un'opposizione paragonabile alla situazione italiana. In Francia è ancora viva e vitale un'antica tradizione per la quale anche famiglie laiche mandano i propri figli in scuole di ispirazione cattolica. E questo perché la preparazione e i risultati scolastici sono migliori, oltre ad esserci più serietà all'interno della scuola.

Negli ultimi tempi però…



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