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SCUOLA/ Paritarie, dalla laica Francia una lezione all'Italia

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Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)  Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)

Occorre dire che da alcuni anni si assiste ad una campagna politica con cui si cerca di "contenere" l'espansione della scuola non statale, cercando di ridurne il finanziamento o aggravando il volume degli adempimenti burocratici. Ci sono anche tentativi di "destabilizzare" l'opinione pubblica con campagne mediatiche che mettono in dubbio il valore "repubblicano" dell'insegnamento impartito nelle scuole di ispirazione cattolica. Per il momento, però, sono marginali.

Ma in questo sistema così riconosciuto e sostenuto dallo Stato, quali sono gli spazi di manovra per le scuole, e come è strutturata la loro governance?
Ogni scuola ha un preside che viene assunto da un consiglio di amministrazione. Tale consiglio è presieduto da un presidente e da alcuni membri di diritto: un rappresentante della diocesi o della congregazione, un parroco, il presidente dell'associazione dei genitori e il preside, che ha una funzione amministrativa e giuridica. È il preside che — conformemente alle decisioni del Cda — dirige la scuola e ha pieni poteri sui dipendenti, mentre gli insegnanti sono considerati "in prestito" dallo Stato, pur essendo sotto la sua responsabilità. Ogni preside organizza la scuola come ritiene più opportuno; ha solo l'obbligo di rispettare i giorni di scuola, ma è libero di organizzare le ore di lezioni e perfino le vacanze come vuole.

Ci sono limitazioni o condizioni particolari per l'iscrizione alle scuole convenzionate, per esempio di natura economica?
Ogni famiglia può scegliere di iscrivere i propri figli in una scuola convenzionata, nel rispetto del progetto educativo specifico che viene da essa proposto. Le rette, grazie all'aiuto dello Stato, sono molto contenute: in media su Parigi vanno dai 1.000 ai 2mila euro l'anno, mentre nella altre regioni francesi sono decisamente più modeste. Proprio grazie all'aiuto dello Stato ogni cittadino francese ha la possibilità di scegliere il tipo di scuola che preferisce: statale o privata convenzionata (laica o di ispirazione religiosa). Le rette nelle scuole senza contratto sono più elevate: a Parigi si aggirano tra i 5mila e i 6mila euro.

Anche la Francia, come l'Italia, deve fare i conti con una gravissima crisi economica. Questo sta creando difficoltà alle scuole non statali, per esempio con un calo delle iscrizioni?

Sicuramente la crisi economica influisce e spesso è un criterio determinante nella scelta a favore della scuola statale, che è interamente gratuita. Il problema maggiore, però, è il calo demografico importante che si registra in alcune regioni in Francia. Nelle regioni centrali o per esempio in Bretagna, molte scuole di ispirazione cattolica sono in difficoltà perché ci sono pochi ragazzi che s'iscrivono. Al contrario, zone come Ile de France o le regioni al sud hanno problemi perché hanno troppi iscritti e quindi non possono accogliere tutte le domande d'iscrizione.

Quali sono, a suo giudizio, le prospettive future per le scuole convenzionate francesi?



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