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SCUOLA/ Paritarie, dalla laica Francia una lezione all'Italia

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Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)  Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)

Come accennavo prima, ci sono dei tentativi politici di rimettere in causa lo statuto dell'insegnamento non statale e specificamente di ispirazione cattolica, così come acquisito nel corso degli anni, perché con la crisi economica il budget destinato all'educazione non aumenta e, di fronte all'aumento dei bisogni, diventa alla lunga insufficiente. Seconda quella che è ormai una consuetudine, il ministero dell'Istruzione Pubblica francese destina ogni anno il 20 per cento del suo budget alla scuola convenzionata. Ma, come ho già detto, i bisogni e le domande sono aumentati e la scuola non statale non può svilupparsi se non c'è un aiuto e un sostegno dello Stato. Negli anni scorsi, per far fronte alle difficoltà e razionalizzare i costi, abbiamo assistito ad una ristrutturazione di molte di queste scuole, che ha comportato una fusione o quantomeno una condivisione delle risorse. Ma questo non potrà sempre realizzarsi, e credo che l'"arma" economica potrà rivelarsi uno strumento per influenzare le decisioni delle scuole private convenzionate e in particolare di quelle di ispirazione religiosa.

E' questo il rischio più grande?
No, il rischio più grande che vedo è che l'insegnamento nelle scuole non statali (e di ispirazione cattolica in particolare) perda la sua "anima" e si focalizzi unicamente su problemi giuridici o amministrativi. In tal senso il discorso di Papa Francesco alla scuola italiana, nel maggio scorso, ha fornito indicazioni preziose anche per la scuola francese.



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