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SCUOLA/ Paritarie, dalla laica Francia una lezione all'Italia

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Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)  Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)

Silvio Guerra è docente e vicedirettore della scuola Charles de Foucauld a Parigi. Ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande sulla scuola e sulla libertà di educazione in Francia, aiutandoci così a conoscere meglio una realtà a noi tanto vicina, ma, nello stesso tempo, ancora molto lontana.
In Francia, infatti, contrariamente ai luoghi comuni, le scuole private restano al riparo dagli strali della laïcité, grazie al riconoscimento del diritto d'insegnamento privato come "principio fondamentale". Gli insegnanti sono pagati dallo Stato, come nella scuola statale, mentre gli enti locali coprono una parte degli altri costi, permettendo così ai singoli istituti (perlopiù cattolici) di proporre rette accessibili per i genitori. Questo forte principio costituzionale garantisce ormai un largo consenso ed è contestato solo dall'estrema sinistra.
Secondo un principio di massima, la spesa dello Stato per ogni singolo studente dovrebbe essere tendenzialmente identica per gli istituti statali e per le scuole non statali "con contratto d'associazione", l'inquadramento giuridico di gran lunga maggioritario nel privato. Nelle ultime finanziarie nazionali, secondo uno studio recente, la scolarizzazione di ogni studente nel privato è costata circa 3.400 euro l'anno, contro 4.600 euro per la scuola statale: una differenza legata soprattutto a certe condizioni più vantaggiose per gli insegnanti pubblici. Per i costi di struttura e il personale non docente, i comuni, le province e le regioni finanziano le scuole private per circa un terzo delle spese sostenute per la scuola statale. Il livello delle rette supera raramente un migliaio di euro l'anno. Senza contare che molti istituti calibrano le tariffe in funzione dei redditi.
Lo stato di buona salute delle scuole convenzionate francesi è stato testimoniato per molti anni dal continuo aumento delle richieste d'iscrizione, sempre superiori ai posti disponibili e dall'espansione di molte strutture.

Prof. Guerra, in Italia è stato presentato dal Governo un ampio documento sulla scuola, che ha lasciato gli istituti paritari un po' ai margini e rischia di metterli in grande difficoltà attraverso una massiccia campagna di assunzione di insegnanti nelle scuole statali.  In Francia esiste una scuola gestita da privati ma riconosciuta a tutti gli effetti — anche economici —come servizio pubblico?
Sì, in Francia lo Stato riconosce una scuola privata di ispirazione religiosa (cattolica, protestante, ebrea, e ultimamente musulmana) e anche privata non religiosa. Sono circa 9mila le scuole con "contratto di associazione" e accolgono 2 milioni di studenti, ovvero oltre il 17% dei giovani in età scolastica. In quasi il 95 per cento dei casi, si tratta di istituti di ispirazione cristiana cattolica.

A quando risale questa apertura ai privati e quali sono i fondamenti giuridici e costituzionali di questo riconoscimento?
Formalmente risale al 1956, anno in cui è stata varata una legge che stabilisce il riconoscimento del diploma degli istituti privati anche confessionali, attraverso una convenzione con la quale tali istituti s'impegnano a seguire i programmi fissati dal ministero della Pubblica Istruzione francese. Ispettori del ministero vanno regolarmente nelle scuole per verificare il rispetto dei programmi e i contenuti pedagogici attuati dai docenti. 



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