BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Finge la laurea, poi si suicida: quando il falso "io" non dà scampo

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

Questo fece dire a Freud che "La psicoanalisi ci ha insegnato infatti che gli atteggiamenti affettivi verso il nostro prossimo (….) vengono acquisiti in un'epoca inaspettatamente remota. Già nei primi sei anni dell’infanzia (…..). Ma fra le imagines che si sono formate in un'infanzia di cui di solito si è perduto il ricordo, nessuna è più importante, per il giovane o per l'uomo adulto, di quella del proprio padre".

Dal paragone con questo universo di rapporti reali e idealizzati, esterni e interiorizzati, non sempre usciamo vincenti, più spesso pareggiamo, non poche volte perdiamo e pur di evitare l'ombra di vergogna, che di conseguenza ci insegue, siamo disposti a ogni sorta di compromesso, onorevole o meno. Compreso creare di noi stessi un'immagine radicalmente lontana dal vero, da proiettare sullo specchio degli altri, così che, almeno un poco, la possano di nuovo riflettere su di noi. Gioco di immagini fasulle e consolanti ad un tempo, col quale un po' tutti abbiamo a che fare, ma che per alcuni diviene l'unica via d'uscita dallo smacco insopportabile del non riuscire a soddisfare le aspettative, vere o presunte, dei nostri altri più prossimi. Via d'uscita diabolica, nel senso faustiano del vendere l'anima al demonio, il quale, si sa, passa sempre a riscuotere il dovuto.

Chi inizia questo gioco di piccole bugie, poi di menzogne, fino a forgiarsi una falsa coscienza, non è solo "preso a morsi dalla stessa maschera che aveva creato", come hanno osservato le brave giornaliste di Repubblica (12 novembre) nella cronaca sul suicidio di Alessandro. Un giovane inghiottito dalla voragine venutosi a creare tra "lo splendido ideale (dell'io)", che lo ha preteso ingegnere, e la "squallida realtà quotidiana" degli esami falliti o neppure mai tentati. Come non era più reale il suo io, così non lo erano più neppure i suoi altri; per cui Alessandro è morto di solitudine, prim'ancora che a causa del volo dal quarto piano. La maschera che lo nascondeva agli altri, ha nascosto gli altri a lui.

Chi è in grado di portare avanti per anni un gioco di finzioni così terribilmente complesso forse non sa di disporre di abilità stra-ordinarie, di doti non comuni, di una maestria creativa degna dei grandi romanzieri e dei migliori registi. Un talento davvero personale che attende solo di essere riconosciuto nell'appuntamento con altro reale al quale poter dire: "non ce la faccio", almeno un istante prima di condannarsi da solo. Togliendo la maschera potrà sembrare di morire (di vergogna), ma il lutto per la perdita della maschera non è reale. Il lutto per perdita dell'io invece lo è.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.