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SCUOLA/ "Così è diventata nostra": due studenti scrivono a Renzi e Giannini

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L'amicizia — Il fatto che abbiamo usato un "noi" come soggetto del verbo "esigere" o "desiderare" non è per nulla scontato e vorremmo chiarirne il motivo. L'esigenza di cui abbiamo parlato è sorta in noi in modo assolutamente personale e attraverso due storie apparentemente diverse tra loro. 

Noi due inizialmente non eravamo amici, ma il fatto di scoprire nell'altro la stessa esigenza ci ha messo insieme: l'amicizia tra noi è nata come conseguenza di questo lavoro comune. Ci sembra importante ribadire che questo lavoro insieme è stato decisivo: ci siamo resi conto successivamente che questa modalità (il lavoro insieme), che nasceva dal fatto di custodire la stessa esigenza, non era per nulla fortuita. Infatti il paragone e la correzione che ci facevamo continuamente a vicenda per ipotizzare il modo più ragionevole di esprimere attraverso quell'iniziativa l'esigenza che custodivamo si sono rivelati decisivi sia per la nostra crescita che per la realizzazione stessa dell'iniziativa. Il nostro desiderio sulla scuola ha quindi assunto una dimensione comunitaria, esprimendosi in questo dialogo e coinvolgendo anche altre persone con la stessa esigenza. 

La forma riflette la sostanza della proposta — Preparando queste giornate nuove anche per noi è stato evidente come l'esigenza di unità e di vita all'interno della scuola diventasse criterio per tutto: anche la forma delle proposte fatte ai nostri compagni rifletteva il desiderio che ci ha mosso, e per questo avrebbe dovuto rendere possibile un'esperienza umana a tutto tondo, che era quello che noi desideravamo. Oltre ai momenti di incontri con personalità importanti ed esterne alla scuola, che hanno esaminato il tema della crisi offrendo spunti diversi tra loro ma in modo da creare un percorso unitario, sono stati di fondamentale importanza i momenti di condivisione come il pranzo a scuola ed i tornei sportivi a fine giornata: tutto faceva trasparire questa nostra esigenza.

L'importanza di una proposta libera — Fin dal primo momento di lavoro insieme abbiamo ritenuto necessario che l'adesione a questa proposta fosse completamente libera, perché non volevamo imporre un nostro schema, ma lasciare che fossero i nostri compagni a verificare liberamente se quella modalità di fare scuola fosse più vera e corrispondente ai loro bisogni. 

Ci siamo resi conto che il fatto che ci fosse una proposta organica e non uno spazio neutro o "imparziale" in cui ognuno avrebbe potuto trovare qualsiasi cosa, è stato molto più interessante, poiché ha interpellato tanti ragazzi, ma anche professori e personale. Tutto ciò ha permesso ad ognuno di chiedersi se la "Scuola Aperta" corrispondesse meglio al desiderio che ognuno di noi nutre verso la scuola, suscitando ancora di più questa esigenza di unità della vita su cui abbiamo scommesso.



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