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SCUOLA/ Cesare e Tommy, quando un'amicizia cambia tutto

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Potremmo dire dunque che "click" è la traccia che l'autore, Ballerini, medico, scrittore e psicoanalista, lascia per condurci a guardare i nostri ragazzi in modo amorevole, certi nell'attesa di una maturazione, sicuri che esiste una strada per uscire dalla crisi, per ritrovare se stessi in una crescente consapevolezza di come stanno e vanno le cose a scuola, a casa, in ospedale, nel tempo libero… Ballerini, al riguardo, non trascura nessun ambito della vita dei quindicenni, in particolare la scuola, la famiglia, il mondo di di internet e dei suoi strumenti.

La famiglia, rappresentata in "Click", è una comunità in crisi: si barcamena tra affetti, litigi, scontri, senza un'esperienza comune, con una paternità incerta e/o rifiutata. Noto subito che, rispetto ad altri racconti della letteratura giovanile attuale, il libro di Ballerini non trascura la presenza del padre, con cui i protagonisti entrano o in un conflitto aperto, che porta alla rottura (vedi Quattropaia) o in una crescente reciproca comprensione, come quella tra Cesare e suo padre.

Prima della malattia il giudizio di Cesare sul padre non è positivo. Non gli perdona nulla a partire dai regali che gli porta ogni volta che rientra dall'estero. Dopo la malattia comincia ad apprezzare il fatto che ogni mattina suo padre gli lasci dei biglietti appiccicati con magnete sul frigo per augurargli una buona giornata e dare le solite raccomandazioni sullo studio. Non sono biglietti originali, però gli fanno piacere perché "sono segno che pensa me". Arriva anche ad ammirarlo per il suo lavoro (è manager in una in una multinazionale con un ufficio a Bruxelles), per il suo inglese, e sempre più desidera imitarlo.

In casa di Tobia, invece, la famiglia non c'è affatto. Qui il rapporto con il padre si tramuta in un braccio di ferro in cui nessuno vince e si vive "incattiviti più che mai". Solo verso la fine della narrazione Tobia, come tutti gli altri amici della compagnia, si riconcilia con il padre incontrando un'altra paternità: quella di Paolo, fratello di Tommy. 

I rapporti in famiglia e nel gruppo cambiano perché, grazie a fatti sorprendenti, significativi (la malattia, per esempio, l'amicizia, l'incontro con Paolo), matura l'atteggiamento e cresce l'autocoscienza dei singoli. Se per Cesare, prima, il problema più grande era la doccia dopo ginnastica o i muscoli che non gonfiavano a sufficienza la maglietta, oppure qualche angoscia in algebra, o il timore di non fare colpo su Letizia, ora, la paura è il pensiero di cadere per terra senza accorgersene, tremare e "fare schifo". Sarà Paolo che lo aiuterà ad approfondire e a diventare consapevole della verità dello sguardo di Tommy (è possibile gestire positivamente anche la malattia), quando gli spiega: "Tu non sei epilessia, tu hai l'epilessia. Non dimenticare mai che non sei la tua malattia, esattamente come un ragazzo che è più basso della media non è la sua bassa statura o uno più cicciotto non è i suoi chili in più" (p. 109).  



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