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SCUOLA/ Cesare e Tommy, quando un'amicizia cambia tutto

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In altre parole, Paolo, che qui appare come un vero "padre", guarda Cesare, Tobia, suo fratello, Mattia nella loro grandezza, quella che don Milani usa definire "universo di dignità infinita". Paolo nel suo guardo, nelle sue parole, nelle sue azioni non riduce sé e i ragazzi a particolari, a dettagli, favorendo così la loro autocoscienza, la gestione della paura e di altri sentimenti di fuga e di nascondigli.

Educare è esporre alla grandezza e questa esposizione passa lungo il sentiero che Jean Guitton chiamava regola d'oro del metodo: "conoscere ed accettare se stessi". Ballerini ci ricorda che questo passaggio è fatto di tanti "click", istanti di consapevolezza, flash che rendono memorabili incontri decisivi per la vita. Bellissimo il dialogo tra Cesare e Paolo, nella gelateria di Tommy, in cui si vede come Paolo conduce Cesare a leggere quello che gli è accaduto, a cogliere la verità della sua malattia, del suo lento cedimento a Bro, che lo ricatta malvagiamente. " …Quel Bro è un bastardo, sono d'accordo con te — dice Paolo — ma ha approfittato di una tua debolezza, sei anche tu che ti sei reso vulnerabile ai suoi occhi. Lui ha fiutato la tua paura come avrebbe fatto un predatore nella savana e ti è saltato addosso appostandosi dietro un cespuglio. Bro è innanzitutto un bullo, che è sinonimo di debole" (p. 109). Cesare così capisce che gli occorre un cambio di prospettiva: il punto non è lo sforzo continuo per essere, ad esempio, come vorrebbero i genitori, ma essere se stesso senza ridurre né ingigantire i dettagli e, quindi, accettare la propria debolezza e la propria vulnerabilità. Questo significa che non deve attaccare etichette al collo, deve invece mobilitare se stesso. Come? A lui e agli altri Paolo non dà consigli, non fornisce etichette, risponde semplicemente: "Arrangiati", cioè prendi posizione, rischia, entra nella mischia. 

Sono pagine queste in cui l'amicizia e la presenza di un adulto si rivelano fattori di un metodo per affrontare i problemi che il contesto pone, risorse per vivere meglio la scuola e la famiglia; infondono energia, lucidità e coraggio per scoprire e riscrivere se stessi, come accade per tutto il gruppo quando con dignità, efficacia, originalità Cesare e i suoi amici affrontano e sconfiggono Bro. 

Mi sono soffermato su quest'ultima parte perché a mio parere quest'opera di Ballerini merita di essere letta non solo dai giovani, ma anche dagli educatori. Un libro dunque, a mio parere, da leggere e far leggere. In famiglia e a scuola, a partire dalla terza media. 



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