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SCUOLA/ Un prof: per farla "nuova", manca la parità (reale)

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)

Finalmente si concluderà la sciagurata e fallimentare esperienza delle graduatorie (la scuola non può essere ridotta al supermarket della supplenza) e si ridarà ai giovani (e non) abilitati la possibilità di partecipare a un concorso per insegnare nella scuola statale con un numero di posti a disposizione congruo alle aspettative.

2) Abilitazione nuovi docenti. Nel documento si parla di un biennio magistrale abilitante seguito da un semestre di tirocinio nelle scuole. Dobbiamo innanzitutto riconoscere che chiunque legiferi su questo tema parte avvantaggiato: difficile fare peggio del Tfa/Pas in corso, un mix di incompetenza, approssimazione e superficialità disarmanti.

Ma mi domando: perché mantenere il numero chiuso in entrata? Non è in uscita dal percorso abilitante che è opportuno valutare la bontà di un futuro insegnante? A maggior ragione se l'abilitazione non garantisce il posto di lavoro, ma solo la possibilità di insegnare nelle scuole paritarie e di partecipare, se si vuole, ad un concorso per quelle statali.

Perché selezionare i partecipanti in ingresso, con test alquanto discutibili, subito dopo che hanno conseguito la laurea triennale (e quindi dovrebbero essere disciplinarmente preparati)?

Forse occorrerebbe più coraggio, permettendo a tutti di partecipare, a costi più contenuti, al percorso abilitante e fermando realmente coloro che durante, o al termine, del tirocinio non si siano dimostrati idonei a svolgere questa complessa professione…

3) Il capitolo sulla nuova carriera dei docenti, basata su tre tipi di crediti (formativi, didattici, professionali), pone la scuola di fronte ad una novità assoluta: finalmente si prova a premiare il merito e non più l'anzianità di servizio.

Come sempre quando si mettono dei paletti e si prova a definire un format, tuttavia, molti sono gli aggiustamenti da realizzare, i possibili miglioramenti o i punti deboli… Ma è importante iniziare, altrimenti nulla potrà mai cambiare. A tal proposito optare per l'azzeramento del meccanismo dei crediti alla fine di ogni triennio mi sembra una necessità, in quanto permetterebbe ad ogni docente di partecipare nuovamente "ad armi pari" con gli altri colleghi all'assegnazione del bonus successivo. Sono convinto che un meccanismo di premialità non possa che giovare al sistema e al lavoro del singolo insegnante, che potrà finalmente vedere riconosciuto, quando accade, quell'impegno spesso sommerso, e su più livelli, che caratterizza la sua professione.

4) Veniamo al capitolo, il terzo, a mio avviso più significativo: la valutazione degli istituti scolastici. Ogni scuola pubblica (statale e paritaria) dovrà elaborare un rapporto di autovalutazione, sulla base di un formatdefinito dal ministero, e un piano di miglioramento triennale. Tali relazioni saranno pubblicati sul sito La Scuola in Chiaro e messi a disposizione dell'utenza. 



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