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SCUOLA/ Dalla Germania: non ci interessa il liceo classico, ma la domanda sull'uomo

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Fiori nel Muro di Berlino (Infophoto)  Fiori nel Muro di Berlino (Infophoto)

Come insegnante di latino ho riflettuto a volte con i miei scolari sul contributo che una lingua come il latino possa offrire ancora oggi e mi sono richiamato ad un argomento che forse non è preso molto sul serio o che per lo meno non è tra i più dibattuti. L'antichità classica, greca e latina, è la madre di quel sapere mitologico che non hai mai smesso di influenzare la nostra cultura; anche in un'epoca tecnica e digitale come la nostra, nei giochi in rete, nei film, nei libri, gli argomenti mitologici hanno la capacità di unificare l'interesse di molte persone di differenti classi sociali. Faccio solo un esempio: quando mia figlia mi diede da leggere il primo volume de The Hunger Games, che ora si può vedere anche nella versione cinematografica, quel vecchio più che cinquantenne che legge normalmente dei classici (Goethe, Shakespeare…), per alcuni giorni (durante le ferie…) non ha potuto far altro che leggere ininterrottamente questo libro, in cui si raccontava la forza di un potere brutale e il coraggio di giovani che vi si ribellavano. 

Forse tenendo conto, tra i tanti fattori che fanno parte della comunicazione scolastica, di questa dimensione "mitologica" sarà possibile creare un popolo nel senso sommo di questa parola. Quando per nove anni (1993-2001), in Baviera, ho insegnato in una Hauptschule, cioè nell'ultima casella del sistema scolastico tedesco, era proprio un lavoro mitologico, le Cronache di Narnia di C.S. Lewis, che mi ha permesso di formare ed educare anche i ragazzi destinati a lavori pratici a quell'unica cosa veramente necessaria e che fonda nel modo più profondo la "solidarietà sociale" di cui ho parlato, e cioè la risposta alla domanda: chi è l'uomo?



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