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SCUOLA/ Perché scrivere bene un testo manda i ragazzi nel "pallone"?

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Leonardo da Vinci, Uomo vitruviano (1490) (Immagine d'archivio)  Leonardo da Vinci, Uomo vitruviano (1490) (Immagine d'archivio)

L'ultimo lavoro di Daniela Notarbartolo (Competenze testuali per la scuola, Carocci, 2014) è un "manuale operativo" per l'insegnante, ma non solo. Un manuale dice che cosa fare, e come procedere, per ottenere un certo risultato; questo libro spiega anche quali sono i meccanismi che si attivano o non si attivano nella testa dei ragazzi, a seconda delle operazioni mentali che fanno o non fanno. Non si pone solo il problema di come insegnare le regole della grammatica per produrre un testo corretto, ma anche — e soprattutto — quello di accompagnare e sostenere il processo naturale di maturazione intellettuale del ragazzo con un lavoro consapevole, intenzionale, sistematico.

Un obiettivo ambizioso, che mi pare pienamente raggiunto. Il titolo indica la prospettiva privilegiata: la competenza testuale. Già questo cambio di passo rispetto all'ordo naturalis della grammatica tradizionale (morfologia–sintassi–lessico e semantica; infine, se c'è tempo, testualità) denuncia un approccio "diverso": si affronta la lingua non in modo analitico e classificatorio, come nella grammatica tradizionale — quel modo di sezionare le strutture superficiali del messaggio che richiama tanto le tavole di anatomia dell'Ottocento — ma con un approccio sintetico-strutturale, lo stesso che caratterizza la percezione e la rappresentazione mentale della realtà da parte del cervello. Un "metodo-natura", insomma. I processi "naturali" di apprendimento e uso della lingua, come sappiamo, non passano attraverso l'identificazione e l'etichettatura dei complementi né attraverso lo studio a memoria del trapassato remoto: hanno come faro l'efficienza comunicativa e come unità fondamentale non la frase o la parola, cioè le dimensioni sulle quali da sempre l'insegnante lavora nelle ore di grammatica, ma il testo, e come preoccupazione principale il significato.

E' la rivoluzione copernicana, iniziata con un ormai lontano e apparentemente innocuo cambio di etichetta: a partire dagli anni Settanta del secolo scorso — ricordate? — si cominciò a sostituire "grammatica" con "educazione linguistica. Ancora oggi molti credono che siano sinonimi, e invece questo libro dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che sono quanto meno complementari. La grammatica osserva e descrive le strutture superficiali della lingua, la riflessione sulla lingua allarga l'orizzonte al rapporto con i processi cognitivi, l'organizzazione semantica, il mondo rappresentato, gli usi e i cambiamenti della lingua. All'interno di questo quadro, Competenze testuali per la scuola tratta principalmente di scrittura, ponendo al centro della scena la trattazione della caratteristica fondamentale che ci aspettiamo dai testi che producono i nostri ragazzi, e che sempre più raramente troviamo: la coerenza testuale.

La struttura del libro dipende da questa centralità. La coerenza consiste nell'organizzazione del significato del testo: un succedersi di frasi è un testo se il contenuto semantico delle frasi è ben organizzato su diversi piani secondo principi, appunto, di coerenza che legano ogni "pezzo" del testo a quello che viene prima, o dopo, o in un "mondo" parallelo compatibile, secondo una logica.  



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