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SCUOLA/ La studentessa: "gli immigrati rubano". E noi docenti che facciamo?

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Doveroso, a incidente avvenuto, il provvedimento disciplinare, secondo la motivazione del dirigente: in ogni comunità le regole vanno condivise, e il loro rispetto va tutelato, specie quando queste riguardano i fondamentali delle corrette relazioni. Vero è anche, però, che il rispetto delle regole va insegnato, mediato e co-costruito: altrimenti la scuola sarà ancora quella dei cittadini del domani, parcheggiati per qualche anno, in attesa passiva. 

Torno, quindi, a difendere la necessità, nelle scuole, di alcune buone pratiche (formazione alla rappresentanza di classe e di istituto, all'assemblea, alla gestione di gruppi etc.) che troppo spesso vengono tralasciate, o semplicemente affidate alla buona volontà degli studenti.

Più in generale, sarebbe opportuno che, prima di assumere certi toni settari e certi atteggiamenti di "non comunicazione" in assemblea, i nostri studenti avessero già potuto esercitare, nello spazio più raccolto dell'aula, e sotto la tutela e la guida dell'insegnante, la responsabilità della libertà di parola, con i rischi ad essa connessi. 

Se uno studente, prima di esternare in modo scorretto le sue opinioni su immigrati, o pena di morte, o unioni tra persone dello stesso sesso, ha avuto modo di essere accompagnato da un esperto, quale può essere il docente, a riconoscere gli errori insiti in un'affermazione generica (ad esempio: gli immigrati rubano), o iperbolica (tutti i politici sono ladri), o violenta (sei un ignorante, io ho ragione e tu hai torto), forse potrà arrivare ad un confronto libero e aperto già con i fondamentali di una corretta comunicazione dialettica e democratica.

Se la televisione è portatrice di pessimi modelli comunicativi, e se in famiglia non si parla (o non ci sono i tempi o i mezzi per una vera pedagogia della comunicazione), allora va da sé che sarà la scuola a doversi far carico, nella chiave dell'educazione alla cittadinanza e alle competenze sociali e civiche, di questa necessaria e vitale formazione. 

Se, però, il paradigma dominante è ancora quello della lezione frontale, in cui il bravo studente è lo studente che sta zitto, o che al massimo interviene se interrogato, e solo per ripetere quanto ha detto il docente o quanto è scritto sul libro, non stupiamoci se, alla prima occasione di esercizio autonomo della libertà di parola e di pensiero, i nostri studenti possano dimostrarsi cattivi fruitori di tale diritto fondamentale!

La democrazia, il rispetto del prossimo, la rinuncia consapevole ad una porzione della propria sovranità per un maggiore bene comune, non sono principi o istinti innati nell'uomo. Come, sul fronte opposto, non lo sono la capacità di esprimere le proprie opinioni, di contraddire in modo rispettoso le opinioni altrui, di argomentare una scelta, un credo o un'idea… Mi sentirei realizzato se sapessi che un mio studente ha sviluppato, anche grazie al mio aiuto, una sola di queste competenze! E se, per sollecitarne la maturazione, a fine anno sarò in ritardo sul programma, ebbene, vorrà dire che da quell'aula usciranno cittadini un po' più capaci, ma che non conoscono a fondo le orazioni di Cicerone… A conti fatti, poteva andare peggio!



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