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SCUOLA/ La consultazione di Renzi? Tutti i punti di un'occasione mancata

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Prendiamo in esame, ad esempio, la questione dell'autonomia della scuola statale, cui il documento dedica una certa attenzione. Nella maggior parte dei Paesi europei gli istituti sono autonomi e quindi godono di una significativa libertà di azione, dall'aspetto didattico/educativo a quello organizzativo/finanziario. Per questo sono in grado — ovviamente nei limiti normativi di riferimento — di prendere importanti decisioni, anche economiche.

E da noi?
La legge italiana, come è noto, riconosce alle scuola una limitata autonomia didattica e organizzativa, di sperimentazione e sviluppo. Per le scuole statali non c'è traccia di autonomia economico-finanziaria e, men che meno, di selezione del personale. Addirittura, dopo la riforma costituzionale del 2001, che pure ha introdotto in Costituzione l'autonomia scolastica, gli spazi reali di autonomia delle scuole sembra si siano ristretti! E' la palese dimostrazione che non bastano un riconoscimento formale e un semplice decentramento delle competenze per ottenere un'autonomia vera. E questo perché la libertà nel nostro paese spaventa, desta il sospetto che possa essere utilizzata per finalità non chiare. Di conseguenza, come diceva l'ex ministro Berlinguer in occasione della recente presentazione a Montecitorio della pubblicazione  della Fondazione per la Sussidiarietà sulla scuola paritaria, "…si difende a spada tratta lo Stato perché lo Stato appare come una sicurezza, ma questo può diventare una camera di sicurezza!".

Diceva però che "La buona scuola" dedica  spazio all'autonomia….
Sì, il documento su questo tema fa alcune affermazioni importanti, tuttavia resta ancora troppo timoroso sotto il profilo delle proposte operative. In questo modo la trasformazione in chiave davvero sussidiaria del sistema scuola resta lontana.

Cosa avrebbe dovuto proporre, a suo giudizio?
Per poter recuperare il pesante gap che ci separa dagli altri paesi europei, che hanno avviato questa trasformazione da diversi anni, occorre puntare sul passaggio dello Stato da "gestore" di scuole a "controllore" della qualità e della conformità alle leggi vigenti. Agli istituti scolastici statali dovrebbe essere attribuita autonomia economica, con il trasferimento di risorse definite in base ai costi standard, andrebbe riconosciuta flessibilità organizzativa, la possibilità di procedere al reclutamento diretto del personale, con un'ampia autonomia didattica e progettuale. Per realizzare tutto questo, occorrerebbe innanzitutto la definizione di nuove forme di governance delle scuole, individuate dagli stessi istituti nell'esercizio della propria autonomia statutaria. In questo campo, l'esperienza della scuola paritaria potrebbe essere un utile punto di riferimento…

A proposito di paritarie, ci sono state proteste da parte di alcune associazioni perché nel documento queste non sono presenti, se non in un paio di passaggi marginali. Della libertà di scelta per le famiglie, poi, non se ne parla proprio. Cosa ne pensa la Foe?



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COMMENTI
21/11/2014 - Bisogna quantificare per essere incisivi (sergio bianchini)

L'intervista alla CdO sul documento di Renzi è interessante e si avvicina puntualmente ai due nodi cruciali: AUTONOMIA delle scuole statali e FINANZIAMENTO delle paritarie. Ma come sempre la prudenza nel proporre le soluzioni prevale sulla precisione delle definizioni. Sull'autonomia delle statali si propone il passaggio "dallo stato da gestore a controllore" che è una formula assolutamente giusta ma troppo vaga. Già quasi cento anni fa essa fu alla base della riforma Gentile che creò il sistema degli esami di stato. Secondo me oggi ci vogliono i concorsi distrettuali e la stabilità territoriale dei vincitori di concorso. Poi ci vuole la tripla ripartizione del curricolo e cioè quello essenziale uguale per tutti, quello di istituto, e quello personale. Con le giuste quantità che devono essere europee cioè con un obbligatorio totale di 750 ore annue. Per le paritarie bisogna passare, per essere davvero concreti, dal finanziamento attuale da 500 euro per alunno a circa 3500 con vantaggi per tutti, compreso lo stato. Ecco le specificità del mio discorso.

 
21/11/2014 - La meta è enunciata e la strada indicata (enrico maranzana)

“Ciò che permette l’educazione è la presenza di adulti autorevoli capaci di prendere sul serio e di valorizzare la domanda di cultura” che, per sua natura, è indivisibile: il sistema educativo è finalizzato allo “sviluppo delle capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche”. La presunzione d’aver la verità in tasca è il virus che infetta la scuola. La voce del legislatore è inascoltata: la didattica non è stata ripensata per garantire la convergenza di tutti gli insegnamenti alla valorizzazione delle qualità dei singoli studenti. Un modo d’agire che ha snaturato anche l’autonomia delle istituzioni scolastiche: in rete “La buona scuola: una composizione infarcita d’errori” legge il testo governativo come farebbe un docente di lettere che revisiona le composizioni scritte per soppesarne la coerenza con la traccia.