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SCUOLA/ Il core curriculum e lo scherzo dell'autonomia

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Nella scuola media l'orario minimo è stato riportato a 30 ore settimanali aumentando di 3 ore l'orario precedente. Di fatto l'orario settimanale del curricolo obbligatorio sembra attestarsi intorno alle 30 ore settimanali. Evidentemente è questo il livello considerato ragionevole dall'apparato "stipendialista" incurante dell'alunno, dei processi reali di apprendimento odierni e della realtà europea nella quale la media è di circa il 30 per cento inferiore.

La quota, almeno del 20%, del curricolo assegnata all'istituto è comunque confermata e nei nuovi istituti professionali aumentata, relativamente alle ore di indirizzo, fino al 25% nel biennio, al 35% nel terzo e quarto anno, al 40% nel quinto.

Ma se la flessibilità temporale è prevista, perché viene utilizzata pochissimo?

In primo luogo è pochissimo conosciuta e nominata. Verrebbe da dire che in realtà si è assistito ad un continuo irrigidimento del sistema scolastico nazionale e ad una costante progressiva uniformizzazione. In quelle direzioni la spinta è costante, perfino relativamente alle strutture ministeriali periferiche. I distretti scolastici ed anche i vecchi provveditorati provinciali hanno cessato di funzionare come retrovie prossime alle scuole. Oggi un preside o un amministratore che vuole chiarimenti o confronti non sa più dove andare, e se insiste si sente dire (furbescamente) che le scuole hanno l'autonomia e devono solo applicare le leggi. 

La flessibilità temporale non viene supportata e nemmeno menzionata dall'apparato burocratico, compresa la maggioranza dei presidi sempre più oberati da adempimenti di natura amministrativa e non più in grado di seguire efficacemente un'organizzazione didattica dinamica. Di fatto il "management" statale ha fondamentalmente e costantemente a cuore la cosa più amata appunto dai burocrati: l'uniformità, con i suoi automatismi e le sue imperterrite catene logico-deduttive. C'è da dire che l'apparato ministeriale è così mostruosamente grande e integrato, con norme e disposizioni che agiscono su più di un milione di dipendenti sempre pronti a fare ricorso con l'appoggio del sindacato e della magistratura, che nessuno ha più la forza, sia a livello centrale che (purtroppo) anche periferico, per cambiare qualche cosa.

Nelle scuole non statali direi che la norma è assolutamente ignorata, ma se fosse conosciuta sarebbe utilissima. Ne ho avuto la conferma quando un amico che opera nella scuola ne ha suggerito l'applicazione in un liceo delle Marcelline, le quali ne hanno entusiasticamente fatto uso. Infatti il 20% di 30 ore significa 6 ore settimanali, che sono pienamente sufficienti per dare una caratteristica specifica alla scuola stessa. Mi sembra che nella scuola suddetta le 6 ore siano state dedicate alla danza.

Nella scuola statale invece è molto più difficile usare la norma per caratterizzare la scuola, perché il personale è assegnato secondo le competenze disciplinari standard e quindi la riduzione curricolare prevede una ricaduta di tempo docenza attuata dagli stessi insegnanti disciplinari. 

La procedura potrebbe essere utilizzata ugualmente per il recupero, ma siccome nessuno la sponsorizza, continua la piatta routine. 



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COMMENTI
22/11/2014 - autonomia (FRANCO BIASONI)

Se l'autonomia c'è ma non viene usata vuol dire che a chi potrebbe usarla non interessa o non sa come fare, oppure che a chi vorrebbe usarla non viene dato il potere di farlo. Come dice bene l'autore dell'articolo la burocrazia (ministeriale e sindacale) ama l'uniformità. Per far funzionare l'autonomia serve un radicale cambiamento della governance della scuola statale altrimenti si hanno solo dei conati inconcludenti. Le scuole statali devono godere dell'"autonomia democratica" invece dell'attuale "autonomia burocratica". Devono cioè essere governate da un Consiglio di Amministrazione eletto dagli utenti della scuola: i genitori degli alunni iscritti. Paragonando la popolazione di una scuola a quella di un piccolo comune, deve cessare il governo del podestà, nominato in nome del re, e incominciare il governo del sindaco e del consiglio comunale eletto dai cittadini.Solo in questo modo si incomincerà ad utilizzare tutte le norme che permettono di soddisfare i bisogni di educazione e di istruzione delle famiglie e del territorio in cui vivono.