BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Il core curriculum e lo scherzo dell'autonomia

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Immagine di archivio  Immagine di archivio

Nell'intervista del 12 novembre su questa testata il presidente di Diesse, Tino Giardina, chiede che il governo determini il core curriculum. Richiesta ottima e fondamentale.

Però in Italia il core curriculum, ignorato da tutti, esiste già. Ignorato perché oscurato dallo stato stesso che 15 anni fa, sull'onda del trionfante discorso federalista ed autonomista, lo elaborò.

Ecco le norme di legge relative. Ministro Berlinguer, primo governo D'Alema. Decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275: Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell'art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59. Art. 12, Sperimentazione dell'autonomia. Comma 2. Le istituzioni scolastiche possono realizzare compensazioni fra le discipline e le attività previste dagli attuali programmi. Il decremento orario di ciascuna disciplina e attività è possibile entro il quindici per cento del relativo monte orario annuale.

Il ministro De Mauro (secondo governo Amato) confermò il discorso. Decreto Ministeriale 26 giugno 2000, n. 234. Art. 3, Quota nazionale e quota riservata alle istituzioni scolastiche. Commi: 1. La quota oraria nazionale obbligatoria dei curricoli di cui all'articolo 1 è pari all'85% del monte ore annuale delle singole discipline di insegnamento comprese negli attuali ordinamenti e nelle relative sperimentazioni. 2. La quota oraria obbligatoria dei predetti curricoli riservata alle singole istituzioni scolastiche è costituita dal restante 15% del monte ore annuale; tale quota potrà essere utilizzata o per confermare l'attuale assetto ordinamentale o per realizzare compensazioni tra le discipline e attività di insegnamento previste dagli attuali programmi o per introdurre nuove discipline, utilizzando i docenti in servizio nell'istituto, anche in attuazione dell'organico funzionale di cui alla normativa citata in premessa, ove esistente in forma strutturale o sperimentale.

Nel 2005 il ministro Moratti (secondo governo Berlusconi) portò la quota di istituto al 20%. D.M. 28 dicembre 2005. Art. 1, commi: 1. La quota oraria nazionale obbligatoria, riservata alla realizzazione del nucleo fondamentale dei piani di studio, omogeneo su base nazionale, è pari all'80% del monte ore annuale delle singole attività e discipline obbligatorie per tutti gli studenti. 2. La quota oraria riservata alle singole istituzioni scolastiche, e da esse determinata nell'ambito degli indirizzi definiti dalle Regioni, sulla base dell'esercizio della loro potestà legislativa, ai sensi dell'articolo 27, comma 1, lettera c) del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, è costituita dal restante 20% del monte ore annuale obbligatorio di cui al comma 1, etc.

Successivamente il 20% fu confermato dal ministro Fioroni.

Circa la dimensione totale del curricolo obbligatorio, il ministro Gelmini in carica dall'8 maggio 2008 (governo Berlusconi 4) agì in modo ondivago. Nella scuola elementare introdusse teoricamente anche un orario settimanale di 24 ore accanto alle 27, alle 30, ed alle 30+10 del tempo pieno, ma ne impose la fruizione per classe e non individualmente, vanificando pertanto la realizzazione dei desiderata di moltissime famiglie dato che le diverse opzioni raramente sono in numero multiplo del numero di alunni previsto per una classe. Inoltre venne di fatto annullata anche la possibilità del cambiamento annuale dell'opzione.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
22/11/2014 - autonomia (FRANCO BIASONI)

Se l'autonomia c'è ma non viene usata vuol dire che a chi potrebbe usarla non interessa o non sa come fare, oppure che a chi vorrebbe usarla non viene dato il potere di farlo. Come dice bene l'autore dell'articolo la burocrazia (ministeriale e sindacale) ama l'uniformità. Per far funzionare l'autonomia serve un radicale cambiamento della governance della scuola statale altrimenti si hanno solo dei conati inconcludenti. Le scuole statali devono godere dell'"autonomia democratica" invece dell'attuale "autonomia burocratica". Devono cioè essere governate da un Consiglio di Amministrazione eletto dagli utenti della scuola: i genitori degli alunni iscritti. Paragonando la popolazione di una scuola a quella di un piccolo comune, deve cessare il governo del podestà, nominato in nome del re, e incominciare il governo del sindaco e del consiglio comunale eletto dai cittadini.Solo in questo modo si incomincerà ad utilizzare tutte le norme che permettono di soddisfare i bisogni di educazione e di istruzione delle famiglie e del territorio in cui vivono.