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SCUOLA/ O il prof è un compagno di avventura, o Leopardi non ha senso

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Ha ragione, insomma, quando denuncia una certa stasi del corpo docente e una certa incapacità di mettersi in sintonia con i ragazzi. Tutto sta però a capirsi: in classe di mia figlia (per restare all'esempio dei film) i professori si sono messi tanto in sintonia, che hanno dedicato le loro ore ai film che piacciono agli studenti. Risultato? In un anno scolastico mia figlia si è sorbita per ben due volte Il codice Da Vinci (!). 

"Dare qualcosa di più", "capire cosa passa nella testa dei ragazzi"... sì, certo. Però spesso nella testa dei ragazzi passa molto poco (e non solo per colpa loro) e spesso i giovani vivono di pregiudizi o di impressioni molto epidermiche. Spesso non hanno ancora imparato ad andare in profondità (per questo non mi piace il metodo di chi assegna libri da leggere come fossero medicine da prendere un tot al mese o al giorno, prima e dopo i pasti).

Il problema vero è che il dialogo educativo deve svolgersi in un clima di ascolto reciproco, tra persone che hanno coscienza di vivere insieme un'avventura in cui tutti sono coprotagonisti del proprio sapere e tutti portatori di un'esperienza. E in cui il professore non è tanto un fornitore di dati e nozioni, ma un compagno di viaggio più grande, che quell'avventura l'ha già vissuta. Se questo non c'è, si studia per la scuola e basta. Ma, l'ha già detto Quintiliano, noi impariamo non per il voto, ma per la vita. E' la vita in gioco (non solo quella degli studenti, ovviamente)! Se questo non si capisce, non può scattare niente e anche il più grande capolavoro diventa, a leggerlo, a guardarlo, ad ascoltarlo, solo un altro argomento del programma da svolgere.

Tornando a Leopardi, durante un'interrogazione ho chiesto a tre ragazze presenti quella sera al cinema di dirmi una parola che loro avrebbero voluto abbinare all'autore. Infinito, mi ha detto una; domanda, ha aggiunto un'altra; speranza, la terza (!). Nessuna ha pensato alla parola pessimismo, quella che viene di solito in mente a tutti. Allora ho capito che avevano capito. E ho capito anche perché per loro è stato importante andare tutti insieme (ed invitare anche me) a vedere (in un tardo pomeriggio autunnale) il film sul giovane favoloso.



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COMMENTI
24/11/2014 - SONO D'ACCORDO C'E' TANTO DA CAMBIARE IN CATTEDRA (Gianni MEREGHETTI)

Sono d'accordo, vi è tanto, tanto da cambiare nell'insegnamento! Bisogna trovare però uno spiraglio che permetta di trovare le prospettive di una nuova e più efficace cultura, una cultura di cui i giovani d'oggi possano impossessarsi, possano diventare protagonisti reali della loro vita. Io ci sto tentando con un metodo che per me è nuovo, per qualcuno sarà vecchio e superato, per me invece è nuovo ed è interessante. Ne parla Zappa nel suo articolo, ma in modo negativo, io invece lo sto trovando efficace. In filosofia i primi due mesi in terza ho spiegato l'avvio della filosofia con la ricerca del principio, la questione essere e divenire per andare poi ai sofisti, al relativismo di Protagora e al nichilismo di Gorgia, finendo con Socrate e la ricerca della verità. A questo punto ho bloccato lo svolgimento del programma e ho chiesto agli studenti di confrontarsi con le diverse prospettive della filosofia greca chiedendosi se le possono trovare dentro la loro esperienza, in quello che vedono, nella musica che sentono. E' stata una esplosione di documentazioni, ognuno ha portato qualcosa che lo ha colpito e che rientra nei suoi interessi. Molti studenti hanno fatto vedere degli spezzoni di film per documentare l'uno o l'altro dei principi o dei valori presenti nella filosofia greca. Ho imparato molto da questo modo di far lezione, ho imparato dalla loro capacità di snidare nell'oggi i valori di tanto tempo fa, a segno che il cuore dell'uomo rimane sempre lo stesso!

RISPOSTA:

Sono d'accordo con Mereghetti e ritengo molto utile il suo metodo. Ho anche sempre condiviso la sua battaglia in favore delle tesine dei ragazzi e la loro valorizzazione in sede d'esame. Il mio discorso in negativo è solo figlio dell'impostazione, in negativo, dell'articolo che ho letto. GZ