BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

UNIVERSITA'/ Quando l'ideologia della trasparenza "uccide" i medici

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Il secondo motivo che ha dato vita al concorso nazionale è correlato al nuovo desiderio espresso dall'opinione pubblica (spesso per ragioni di contrapposizione al presunto malaffare che ha circondato parte della vita politica italiana), di garantire la trasparenza nelle assunzioni: ovvero, lo Stato, non fidandosi dei suoi dipendenti, in tal caso i docenti universitari, avoca a sé la scelta, promettendo di garantire massima trasparenza nel concorso. 

Lo scopo (seppur giusto nelle intenzioni) è stato fallito; se nel caso del merito è una finta americanizzazione ad averla fatta da padrone, nel caso della trasparenza è l'impostazione tipica di una concezione negativa dell'uomo (non ci si fida delle scelte umane) ad aver mostrato la propria debolezza. Questa seconda impostazione infatti ritiene lo Stato l'unico soggetto neutrale ed in grado di assicurare quella trasparenza richiesta e mai raggiunta: ma come si può considerare neutro uno Stato che è fatto di persone? Le persone, di cui si serve lo Stato per garantire la trasparenza, non sono persone simili (a volte proprio le stesse!) a quei docenti universitari considerati invece inaffidabili?

Ma perché non si è raggiunto lo scopo:? Il motivo principale risiede in una elementare riflessione che i decisori politici non hanno compiuto. Nel momento in cui si decide che il concorso debba produrre una classifica nazionale, si deve appurare che in ogni parte d'Italia vengano garantite le stesse condizioni: ad esempio, uno spazio adeguato tra un concorrente e l'altro (e come abbiamo visto c'erano aule con i computer abbracciati l'un l'altro e altre con gli aspiranti a distanze siderali) e un sistema di sorveglianza uguale (e abbiamo visto che in alcune sedi universitarie la pratica della sbirciatina è stata il file rouge della giornata). Ma come si è potuto dimenticare che "garantire la stessa identica situazione nelle oltre 500 aule" sarebbe stato impossibile? Elementare riflessione riterrebbe che più si dislocano le sedi più è difficile l'uniformità, quando essa viene intesa in senso puramente amministrativo.

Così, entrambe le previsioni sono state disattese: sia il merito sia la trasparenza, e ciò ha comportato un esito alquanto bizzarro.

Primo: la non uguaglianza di condizioni ha "inficiato" la regolare classifica finale, lasciando fuori ragazzi meritevoli e facendo arrivare, in taluni casi,  per primi, non i migliori medici, ma i migliori amanuensi (che magari saranno anche bravissimi medici, magari!). Secondo: la classifica nazionale non ci ha assicurato che i vincitori (tutti coloro che sono stati assegnati ad una specializzazione) siano bravi medici, perché la classifica non ha alcuna misura minima, ma soltanto una classificazione ordinale. Quindi, si può non essere pediatri facendo bene quasi tutte le risposte, ma si può diventare dermatologi indovinando la metà delle domande (che la pelle valga forse meno dell'ombelico era l'obiettivo del decisore politico?).



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >