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UNIVERSITA'/ Quando l'ideologia della trasparenza "uccide" i medici

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Per la valutazione locale, è necessario chiedere a chi in quel locale ci lavora, ossia i docenti universitari responsabili di quella scuola di specializzazione. L'università infatti è tale perché esiste un rapporto di educazione, di trasmissione del sapere che avviene dentro la relazione tra maestro ed allievo, relazione che non può essere spezzata solo in ragione del fatto che qualche barone possa approfittare della propria posizione per "far entrare il presunto pupillo". La relazione maestro-allievo va salvaguardata aprioristicamente, altrimenti si nega il principio fondativo dell'università e della conoscenza.

In conclusione, lo Stato si preoccupi di garantire soltanto che uno specializzando abbia i requisiti minimi (appunto l'idoneità nazionale) e poi lasci ai direttori delle scuole di specialità la facoltà di scegliere gli specializzandi, all'interno dell'elenco degli idonei, magari attraverso un colloquio e/o prove pratiche che determinino l'attitudine e le abilità per quella determinata specializzazione. Così ogni ragazzo può decidere liberamente il posto in cui andare a concorrere e ogni ospedale (finalmente) assumersi la responsabilità delle proprie scelte (senza mascherarle dietro farraginosi meccanismi selettivi). Compito dello Stato infatti è far si che ci siano buoni medici, motivati e sostenuti nel loro alveo di vita. Quand'anche uno di questi fosse il prediletto di un barone, non è importante, l'importante è che anch'esso abbia un'idoneità riconosciuta e venga misurato sul campo, come tutti gli altri.



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