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SCUOLA/ Corte di Giustizia, la sentenza sui precari sgonfia il piano Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Ma al di là degli aspetti tecnici su cui sarà opportuno tornare nei prossimi giorni per un approfondimento, appaiono significative le parole con cui il ministro Giannini ha commentato la sentenza, quando ha affermato che i contenuti e i metodi del piano "La Buona Scuola" del governo Renzi siano «perfettamente in linea, ma anche anticipatori rispetto a quello che ha indicato la Corte Europea». E ancora il ministro ha riconosciuto che la decisione su questo tema "noto" era "attesa" da tempo e "dalla cui consapevolezza siamo partiti" nel lavoro al Miur.

Senza troppe congetture, è quindi evidente che l'intero piano "La Buona Scuola" sia stato costruito proprio attorno e in vista di questo provvedimento tanto "atteso" e dalle conseguenze dirompenti. Bene quindi che questa sentenza non abbia colto "di sorpresa" il governo (ci mancherebbe!), così come è da salutare positivamente la prospettiva di porre fine (ma sarà davvero così?) al precariato della scuola, ma ciò non vuol dire affatto che il governo Renzi sia stato tempestivo. Anzi, ha fatto buon viso a cattivo gioco. Ora affermare che il Miur e il Governo siano stati "anticipatori" nell'applicare una direttiva europea del 1999 (15 anni fa!) appare francamente grottesco…

Forse qualcuno degli strateghi comunicativi del premier fiorentino avrà pensato: la Corte di Giustizia Europea a breve ci condanna? E noi allora "facimm'ammuina": prepariamo un bel dossierino di decine e decine di pagine, colorato, con una grafica moderna e accattivante, e lo diamo "in pasto" per una consultazione generale di ascolto del mondo della scuola. Il tutto condito con una campagna mediatica "social" a base di tweets e "like". Quando in realtà, tolto il contenuto e le conseguenze di questa sentenza, della "buona scuola" rischia di rimanere davvero poco, esattamente come certe slides luccicanti e colorate che hanno inaugurato il governo Renzi e di cui oggi si sono perse le tracce. Questo spiega anche alcune gravi mancanze del documento governativo (su tutte l'assenza della scuola paritaria e del sistema di istruzione e formazione professionale), così come una mancanza di visione d'insieme (senza considerare che le risorse economiche sono in gran parte concentrate su questa maxi-assunzione-sanatoria, con qualche briciola sul resto e addirittura tagli per alcuni aspetti legati al tema dell'autonomia scolastica).

Il fatto è che non si governa né con le slides, né con i tweet, ma con freddi documenti scritti in bianco e nero. E sono questi gli strumenti che la politica ha a disposizione per modificare l'ordinamento giuridico. Tutto il resto rischia di essere un facite ammuina che tiene impegnati (o distratti?) per un po', ma che non aiuta a procedere con efficacia e trasparenza.



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COMMENTI
27/11/2014 - La BUONA SCUOLA è nata già morta (Vincenzo Pascuzzi)

Fa sorridere pensare agli “strateghi comunicativi del premier fiorentino” che suggeriscono un bel “facimm’ammuina”! Fanno anche sorridere, ma con amarezza e preoccupazione, ministro e governo che - ingenui e impacciati - negano di essere stati colti di sorpresa e anzi dichiarano di esser stati “anticipatori” nell’applicare una direttiva europea del 1999 (15 anni fa!) facendo fiducioso riferimento alle 136 pagine del dossierino fuxietto titolato “la buona scuola”. Perdippiù, se si esclude la ineludibile regolarizzazione dei precari e la inderogabile messa a norma degli edifici scolastici, quel che rimane della c.d. “buona scuola” risulta sonoramente bocciato da numerosi documenti circolanti in rete e che Miur finge di ignorare. In un certo senso, si può dire che la BUONA SCUOLA è nata già morta oppure è morta subito dopo nell’incubatrice della “più grande consultazione pubblica, online e offline che l’Italia abbia mai realizzato”.