BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Un prof: gli scioperi anti-Renzi? Ecco perché io non ci sarò

Pubblicazione:

Susanna Camusso, segretario generale della Cgil (Infophoto)  Susanna Camusso, segretario generale della Cgil (Infophoto)

1° dicembre, sciopero della Cisl e dello Snals. 12 dicembre, sciopero della Cgil e della Uil. E' la risposta della scuola alla Buona Scuola di Renzi? Lo pensano i sindacati, che sostengono che la Buona Scuola di Renzi sia da rifiutare perché "intende piegare l'istruzione agli interessi del mercato e delle imprese, cancella gli scatti di anzianità, sostituisce la cooperazione e l'idea di comunità delle scuole con la competizione individuale e risponde solo parzialmente alla necessità di stabilizzare il precariato".

Sono scioperi che se da una parte evidenziano le contraddizioni del piano di Renzi — una coperta corta da cui rimane sempre fuori qualcosa, e che ora, dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea, dovrà lasciare scoperto tutto tranne il precariato —, dall'altra sono senza orizzonte, tranne quello di ridurre il futuro della scuola alla conservazione del sistema attuale.  

La Buona Scuola di Renzi ha avuto un pregio di cui si deve dar atto al premier, quello di portare la scuola al centro del dibattito del paese; in secondo luogo ha evidenziato una questione quanto mai seria, e cioè che la scuola non la si può costruire per decreto, ma ha bisogno di quello di cui anche Renzi si è reso conto: ha bisogno di chi ogni giorno la scuola la fa, insegnanti, studenti e genitori. Qui Renzi si è per ora arenato, incapace di dare respiro ad una vera libertà della scuola: perché è la libertà e non le riforme che cambieranno la scuola, è un sistema capace di puntare sulla libertà dei soggetti che la scuola la costruiscono. 

I sindacati a queste incoerenze che cosa oppongono? La richiesta di riordinare gli investimenti, di ridistribuire meglio la spesa per l'istruzione, ma in questa ridistribuzione dei pochi euro di cui il governo dispone non c'è il minimo accenno a potenziare chi nella scuola costruisce. Quello dei sindacati è nient'altro che un puro piano quinquennale, un residuo ideologico di sovietica memoria.

Io non sciopererò mai contro qualcuno, così non sciopererò mai unicamente per mantenere lo status quo, per una organizzazione migliore di quello che c'è. Questa è la debolezza di scioperi che oppongono ad un'incerta Buona Scuola la mera conservazione di una scuola costretta dentro un insabbiamento di regole burocratiche di stampo ottusamente centralistico.

Ciò di cui ha bisogno la scuola siamo noi che la facciamo: questo è il lavoro di cui vi è urgente necessità, che noi, insegnanti, studenti e genitori diventiamo ancor più consapevoli che la scuola può cambiare se ci siamo noi, se sappiamo stare all'altezza del desiderio di conoscere che incontriamo ogni giorno dentro le classi. 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
02/12/2014 - I tanti buoni motivi per protestare e scioperare (ANNA MARIA BELLESIA)

Caro Mereghetti, per me ci sono "tanti buoni motivi per protestare e scioperare". Ti ho risposto qui: http://www.tecnicadellascuola.it/blog-home/i-tanti-buoni-motivi-per-protestare-e-scioperare.html

 
29/11/2014 - Nessuno potrà chiamare crumiro G.M. (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

1) Non esiste nessun obbligo o impegno a scioperare, né a motivare la propria scelta. Tanto più se, come credo sia il caso di G.M., non si appartiene a nessuna delle sigle sindacali che hanno indetto la protesta e forse non si è mai scioperato prima. 2) Condivido sostanzialmente le numerose critiche al piano Renzi e anche quelle circolano in rete. Inoltre lo stesso piano sembra essersi arenato. Miur e governo sembrano in surplace, confusi e indecisi sul da farsi e ora anche storditi dalla sentenza della Corte UE sui limiti del precariato. Avevano promesso (o minacciato) per fine novembre, una Leopolda di due giorni sulla scuola, con la partecipazione dello stesso Renzi ed è chiaro che l’incontro è saltato almeno per il momento. Traspare anche incertezza sui ruoli e in particolare su chi gestisce la vicenda: il ministro Giannini, lo stesso Renzi, la new entry Faraone, la sen. Puglisi o chi altri? 3) È vero che ora la scuola è al centro del dibattito del Paese, ma c’è arrivata nel modo peggiore con una forzatura governativa, una specie di diktat o ultimatum (60 giorni), un pressante “prendere o lasciare” che ha (per fortuna) provocato una salutare levata di scudi e poi lo stupore, l’incredulità, l’incertezza, forse un ripensamento del governo e del ministero.

 
29/11/2014 - Nessuno potrà chiamare crumiro G.M. (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

4) Non mi risulta che i sindacati citati da G.M. più l’omessa Gilda contrappongano al piano governativo la “scuola alla conservazione del sistema attuale” ecc.. Ad esempio, le richieste Cgil del 21 luglio u.s. ricalcano il programma elettorale del Pd del febbraio 2013 sono qualcosa di serio, coerente, fattibile, utile alla scuola. I due documenti dovrebbero essere a conoscenza di G.M. che critica radicalmente e a priori le posizioni sindacali ma poi perde di credibilità quando cita gratuitamente ipotetici piani quinquennali “di memoria sovietica” (?!). 5) I sindacati sono sì da criticare e rimproverare ma per altri motivi. Perché stanno reagendo e operando lentamente, in ritardo, soprattutto divisi, pensando ognuno al proprio orticello più che alla scuola, agli studenti, ai docenti e agli ata. Né è da escludere che qualche sigla sia già orientata ad accettare o subire la “buona scuola” con finto obtorto collo e dopo un po’ di proteste tanto per salvare la faccia e le apparenze. 6) Infine, il richiamo alla “libertà dei soggetti che la scuola la costruiscono” e a “Ciò di cui ha bisogno la scuola siamo noi che la facciamo, ecc.” è giusto e condivisibile ma risulta incompleto, monco, irrealizzabile senza strutture, senza normativa, senza riforma (non questa in discussione però), prescindendo cioè da governo e sindacati. Insomma non ha senso contrapporre alla scuola senza di “noi” la scuola senza di “loro”.